Clara e l’uomo alla finestra

Clara e l’uomo alla finestra

In un villaggio di case sparse e distanti c’è una lavandaia. I panni asciugano al sole mentre una bimba gioca in cortile, tra i polli di casa. Sua madre le affida un cesto da portare “al signore della casa grande”. È un compito da svolgere con attenzione, senza distrarsi né sporcare il bucato, anche se nella lunga passeggiata la mente ogni tanto indugia sugli uccelli che volano liberi nel cielo... Clara porta i panni e raccoglie i soldi che il signore lascia sotto lo zerbino. Lui vive rinchiuso, non può vedere la luce, le ha spiegato la mamma. Quando andare alla casa grande diventa un’abitudine, ecco che un giorno la tenda si apre leggermente, mostrando i libri che sono dappertutto all’interno della casa e finalmente anche l’uomo che abita là. “Perché te ne stai rinchiuso?” gli chiede lei, “Sai leggere?” gli chiede lui. Adesso, quando Clara porta i panni, assieme ai soldi trova un libro sotto lo zerbino, uno diverso ogni volta. “Quale libro ti è piaciuto di più?” gli chiede un giorno l’uomo, e quello che lei sceglie glielo regala. Libro dopo libro e consegna dopo consegna, l’uomo lascia entrare in casa Clara, e alla fine le racconta la sua storia: una volta andava fino al ruscello, aveva un amore, non aveva paura della luce...

Clara e l’uomo alla finestra è quasi un silent book, anche nelle atmosfere. Un testo minimale e una narrazione costruita anche visivamente attraverso ripetizioni e variazioni, che consentono di condurre il racconto in maniera concisa e di lasciare spazio ai dettagli delle immagini. Il libro è illustrato con una tecnica mista che, utilizzando sovrapposizioni e textures, contrappone gli ambienti aperti, il movimento, il colore e la vitalità della bambina all’ambiente chiuso e pervaso di grigiore degli interni associati all’uomo. I libri sono il tramite attraverso cui gli ambienti si toccano e i due mondi si aprono l’uno all’altro, con sincerità e naturalezza. Quando arriva il momento giusto, l’uomo racconta la sua storia senza reticenze, talmente abituato al silenzio da usare solo poche parole, quelle essenziali. L’albo, riuscito e delicato, è in grado di sfiorare molti argomenti potenzialmente sensibili (l’isolamento, la depressione, l’omosessualità, la diversità), senza che nessuno di questi sia “messo a tema”: è solo la storia di un incontro e della potenza (generativa e a volte devastante) dell’aprirsi all’altro. L’autrice María Teresa Andruetto, a cui IBBY (International Board on Books for Young People) ha conferito il premio H. C. Andersen nel 2012, nella dedica di apertura dichiara di aver voluto raccontare la storia di sua madre e del suo amico Juan: “di come lei scoprì i libri e lui la luce del giorno”. Per Martina Trach si tratta del primo libro come illustratrice. Il libro è stato premiato dalla sezione nazionale argentina di Ibby ed è stato finalista della trentanovesima edizione del Premio Andersen - Il mondo dell’infanzia (2020).



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