Clean – Tabula rasa

Il dottor Steadman, uno dei medici di punta del Baltimore Medical Center, “una leggenda della neuroscienza” con un curriculum “spesso come l’elenco telefonico di una cittadina di provincia”, è sicuro di avere trovato la cura per l’Alzheimer: una terapia genica innovativa che consegnerà il suo nome alla storia. È lui stesso a dare il via alla sperimentazione, inoculando la cura nel “paziente uno”. Quello che Steadman ignora è che la natura ha in serbo un bello scherzo per lui e per tutto il mondo. Una complicazione imprevedibile fa sì che dall’esperimento nasca infatti un nuovo virus sconosciuto, in grado di distruggere la memoria delle persone e di generare una catastrofe immane. Nel giro di pochi giorni, miliardi di persone in tutto il mondo vengono colpite dal virus e cominciano ad aggirarsi per le strade come zombie spinti solo dalla necessità di sopravvivere e di soddisfare i propri istinti bestiali. Tutte le istituzioni e le organizzazioni sociali collassano, mentre gruppi di esaltati cercano di cogliere l’occasione per instaurare un nuovo ordine, dove a valere è solo la legge del più forte. In mezzo a questa desolazione il dottor Jamie Abbott è l’unico a poter forse riparare all’errore di Steadman, fermando l’epidemia e curando tra l’altro la sua stessa figlia. Per farlo, però, dovrà affrontare un viaggio lungo e doloroso, che comporterà perdite strazianti ma anche inaspettate scoperte…

Desta una certa impressione leggere l’ultima fatica di Glenn Cooper, assurto alla fama con la trilogia sulla Biblioteca dei Morti, in questo 2020 segnato dall’epidemia del coronavirus. A volte i rimandi alla cronaca sembrano così puntuali da dare l’impressione di avere tra le mani una sorta di istant-book, scritto sull’onda emotiva degli eventi. In effetti il libro, pur essendo dedicato alla memoria di uno dei medici italiani che hanno perso la vita lottando contro il COVID-19, è frutto di un lavoro che precede di molto lo scoppio della pandemia, e in questo sta la capacità per certi versi visionaria dell’autore. La vera forza del libro non sta però nella sua capacità di anticipazione, quanto nel messaggio implicito che ci consegna, e nel vigore con cui tratteggia i vari personaggi. A contare non è il virus, ma il modo in cui il virus mette in risalto il carattere dei protagonisti. Ci sono gli Steadman, calcolatori cinici disposti a correre rischi incalcolabili solo per la propria voglia di successo. Ci sono i pazzi sanguinari come Blair Edison, che vede nella pandemia l’occasione d’oro per prendersi le sue vendette dopo una vita di frustrazioni e umiliazioni. E poi ci sono gli Abbott, che si sforzano di rimanere umani in mezzo al crollo totale, pur sapendo che per sopravvivere dovranno rivedere tutto ciò in cui avevano sempre creduto. E sono proprio la forza e la resilienza di Abbott che ce lo rendono vicino e ci portano a soffrire e a sperare insieme a lui, rimanendo con il fiato sospeso per tutto il tempo della lettura del libro.

 


 

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