Come una storia d’amore

Come una storia d’amore

Vigilia di Natale, fra qualche ora inizieranno i cenoni fatti di pietanze abbondanti e di conversazioni al limite dell’ipocrisia, monumenti al quieto vivere. Una donna è seduta al tavolo di un bar a sorseggiare un po’ di libertà prima di gettarsi nel frastuono della festività. Si guarda intorno e gode delle vite altrui, dei comportamenti di sconosciuti avventori o del barista. Tutti, come lei, sono in quella specie di limbo che precede la socialità imposta e doverosa del Natale con tutti suoi riti e sorrisi… Due sorelle, con il tram 14 – verde estensione di molti abitanti romani che dalla periferia raggiungono la Stazione Termini –, arrivano a Porta Maggiore per allontanarsi da una casa in cui abitano le urla e i litigi dei loro genitori. Con l’occasione una delle due racconta all’altra quello che ha imparato all’Accademia sull’arte nascosta in quel crocevia in cui miriadi di persone si trovano a passare, anche senza mai alzare lo sguardo, mentre si dirigono alla fermata da cui passa il mezzo che li riporta a casa: la porta monumentale, incredibile esempio della grandiosa architettura romana, il celeberrimo sepolcro del fornaio Eurisace con quella sua struttura così riconoscibile e a perenne memoria della sua professione… Nel Ghetto, dove buona parte della città è nata, una donna decide di seguire un corso di ebraico, per soddisfare uno dei suoi maggiori interessi insieme alla ricerca del significato della felicità. Scoprendo quell’alfabeto affascinante, dalla forma e dalle regole così diverse da quello che utilizza tutti i giorni, impara qualcosa di sé stessa, di come la sua esistenza necessiti di qualcosa in più. O forse, più semplicemente, comprende finalmente che, per ottenere le risposte che si cercano, occorre formulare la corretta domanda…

I dieci racconti di Nadia Terranova inclusi in questa raccolta hanno in comune solo il luogo da cui si irradiano: Roma. Le sfaccettature di una città che è bella ma complicata nelle sue tante contraddizioni vengono disvelate attraverso gli occhi di personaggi che ricordano un particolare momento della propria esistenza o di narratori che interrompono gli eventi raccontati anche per sottolineare la propria inadeguatezza. Luoghi apparentemente anonimi come bar, lavanderie, semplici condomini fanno da sfondo ad esistenze apparentemente anonime e a riflessioni ordinarie. Alcuni sembrano romanzi imbavagliati in una forma breve che però non si addice loro pienamente: Via della Devozione, ad esempio, avrebbe materiale utile per superare le sue tredici pagine e, per tale motivo, appare uno strano esercizio di sottrazione un po’ crudele. Altri sono più fortunati perché immersi in un momento che non avrebbe senso dilatare, come Due sorelle, che si svolge in un determinato luogo e in uno specifico lasso di tempo, proprio a voler sottolineare fermamente come il fotogramma della vita delle due protagoniste che interessa all’autrice è esattamente quello, e nessun altro. Come ogni abitante di Roma, soprattutto se non si tratta della sua città natale ma ha scelto o si è trovato a viverci, la Terranova non fa sconti ad una metropoli che pur nella sua storica bellezza può a tratti mostrare una fitta cappa di non appartenenza in grado di farti sempre sentire estraneo. Una città che può anche essere rappresentata come un “corpo mostruoso” capace di trascinarti fuori o inghiottirti, forse anche entrambe le cose; un odore che puoi provare a toglierti di dosso, che puoi immaginare di tagliarti via con un coltello per metterti “sulla strada del ritorno a casa, ammesso che [si] ricordi quale sia”.



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