Concupiscenza libraria

Concupiscenza libraria

Critico o recensore? Quale differenza? G. S. Fraser ha definito sé stesso recensore con il coraggio di dire cose che “egli stesso sospetta inadeguate” e il suo rapporto con la poesia non ha nulla di sistematico, nella poesia contano “senso, tono, sentimento e intenzione”. Edmund Wilson, invece, è un recensore incline alla critica letteraria, ma adopera garbo e lucidità. È dotato della “sensualità dell’intelligenza”, una qualità importante. Critico o recensore, quindi? Di certo il filo conduttore sono i libri. Nel 1949 Helene Hanff scrive lettere alla libreria Marks and Co., le risponde il libraio Frank Doel, scambiano missive per 27 anni. Il carteggio viene pubblicato in un libro e la libreria chiude nel 1984. Quel libro racconta una autentica storia d’amore, quella tra Helene e le vecchie edizioni rilegate custodite alla Marks and Co. “Esiste, esiste la concupiscenza libraria. A chi confessarla?”. Nel 1935 nasce la casa editrice Penguin Book in una chiesa abbandonata. Non è una collana popolare, stampano grandi nomi e “offrono a grandi masse di lettori libri di valore e attuali”. Negli anni cinquanta e sessanta la Bur coi suoi volumetti colma le lacune persino in dignitose biblioteche e attendere le 4 uscite mensili è esperienza eccitante, anche se non tutti i titoli sono esaltanti. È grande l’amore e il rispetto per tali edizioni, che col tempo hanno perso il carattere da “ghetto” e sono più eleganti. E come ignorare la varietà dei proverbi, positivi o sordidi, talora splendidi, finiti in almanacchi? O le grammatiche, come quella del Panzini 1933, o la ristampa del Vocabolario marino e militare del Guglielmotti, che D’Annunzio adoperava, “scrigno inesauribile di parole preziose, rare, esatte”, con la sua “trepida lascivia letteraria”, e la ristampa del Palmiro Premoli, “una miniera di parole ordinate per temi”. Negli anni la lingua italiana è mutata, molte parole si sono perse, trasformate, oggi “è una lingua strana che quasi non capiamo più”. E che dire dell’Odissea, pari a una “figura di luce”, o del Pro Milone, il capolavoro dell’eloquenza di Cicerone...

“In che modo si sceglie un libro da leggere, da, mi si perdoni la parola, recensire? Ad esempio, per dispetto, per sollievo, per protesta, per sfinimento.” Innumerevoli gli argomenti trattati, improvviso il salto dall’uno all’altro attraverso brevi capitoli, difficile tenere il filo, ma che importa? Le parole scelte per parlare di letteratura sono dense di eleganza e significato, aggettivi spesso desueti (e anche questa parola ha un bel suono) che non si limitano a descrivere contenuti, ma sensazioni. Perché Giorgio Manganelli (1922 – 1990), uno dei giornalisti e critici letterari italiani più autorevoli e preparati, ama, cura, esalta, riempie di attenzioni ciò di cui racconta. Aneddoti sui suoi ritrovamenti casuali dentro le librerie (esperienze rare, oggi), dettagli sui libri, gli editori, gli autori, mostrando al lettore la propria immensa conoscenza dell’argomento: la Letteratura, appunto. Quella italiana, i classici greci, i critici più celebri, l’amor cortese, la poesia, la storia tra cronaca e invenzione, la letteratura di viaggio, il Seicento “voluttuoso e macerato”, persino i gatti e la loro narrazione, il racconto da Boccaccio a Roald Dahl, il romanzo giallo che dopo l’aureo periodo della Christie ha “lasciato le ville del Sussex, governate da maggiordomi adorni di eletti favoriti, ed è piombato nell’inferno industriale americano”, il romanzo gotico da Walpole ad Agota Kristof e con un salto fluido ed elegante il romanzo comico, umoristico, perché il riso accomuna diavoli e divinità, folletti e fate, fino alla fantascienza. Manganelli espone il suo pensiero sui grandi romanzi di Bassani, Pasolini, Joyce, Dafoe, D’Annunzio e sui poeti inglesi, su chiunque a suo sentire meriti menzione per avere lasciato il segno, per avere determinato un cambiamento di stile o di percezione della scrittura. “Non è compito del critico avere sempre ragione, ma è suo dovere aver torto in modo razionale” e quello che avete tra le mani è un catalogo di meraviglie letterarie, una piccola enciclopedia che racconta l’intensa passione di un uomo per il suo grande amore.



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