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Confessioni di un malandrino

Confessioni di un malandrino

Appennino centrale, inizio 1200. Rufo è un ragazzino orfano, cresciuto alla bell’e meglio da un bravo carbonaio e da sua moglie lassù, in mezzo alle montagne. I tre scendono a valle poco o niente, quasi mai, giusto il tempo di raggranellare qualcosa da mangiare. Ma Rufo, in fondo, è contento così. Poi un giorno la sua vita cambia all'improvviso: il suo patrigno muore in seguito a una brutta, bruttissima carestia e la sua matrigna scompare da un giorno all’altro senza lasciare tracce. Rufo, ben deciso a non morire di fame, si mette sulla strada e parte in cerca di fortuna. Troverà lavoro come garzone in una locanda, avrà di che mangiare e un tetto sopra la testa per un po’. Ma in una notte lugubre come la morte scopre in realtà che l’oste che l’ha accolto con sé è in realtà uno spietato assassino. Rufo scappa, la strada è lì fuori che lo aspetta ancora...

Il primo romanzo di Marco Lino Ferrario è ricco di atmosfera. Poveri diavoli, anime dannate, bellissime dame e terribili briganti si avvicendano senza sosta in una storia intensa e concitata. Rufo cresce, matura, invecchia; la vita lo porterà a vivere di espedienti sempre più estremi, a sfiorare prima e a sforare poi il limite della legalità. Sullo sfondo ci sono l’Appennino centrale e la nobile casata dei Malaspina. Il Medioevo si sente, si respira, si tocca con mano. È tutto forse un tantinello cinematografico, un tantinello esasperato. Ma la storia c’è, il modo di raccontarla anche. Un romanzo non di certo per medievalisti, ma sicuramente per amatori del Medioevo.