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Contro Amazon

Contro Amazon

La relazione culturale e umana che lega case editrici, biblioteche pubbliche e personali, librerie e lettori fa leva sul libro, inteso come carta rilegata contenente informazioni, storie, poesie, immagini. Questo equilibrio classico ma sempre nuovo si sta rompendo a causa dell’intromissione di nuovi soggetti estranei. Si tratta di Google e di Amazon, fra tutti. Aziende tecnologiche, in quanto tali interessate al solo mercato, che stanno influenzando la relazione tra essere umano e libro, corrompendo l’esperienza della lettura e mandando in rovina l’industria della conoscenza tradizionale, solida e affidabile. Nell’aprile del 2017 su una rivista spagnola compare “Contra Amazon: siete razones / un manifiesto”. Non si tratta di un decalogo di azioni per unirsi in una lotta contro l’algoritmo capitalistico: sono semplicemente ragioni, verità, note a coloro che amano leggere (senza dimenticare tutti quelli che con i libri vivono o sopravvivono). E dunque, lottare contro Amazon sì, ma perché? Per non subire l’espropriazione simbolica della lettura in sé, dopo aver perso tante librerie, arrese o fallite al business multinazionale... Perché i robot non lavorano solo nei magazzini del colosso dell’e-commerce ma software e algoritmi decidono anche cosa vendere e come editare un libro autopubblicato... Perché l’editore in carne e ossa seleziona, senza censurare... Perché le aziende tecnologiche “pensano di far funzionare il mondo delle cose come il mondo dei byte”... Perché nessuno dovrebbe spiare il lettore: con un tomo di carta possiamo disconnetterci dal mondo, il Kindle invece sa cosa, come e quanto leggiamo... Perché lo store digitale appiattisce tutto, mentre un giro in libreria è un viaggio sempre diverso... Perché abbiamo bisogno di credere in una “resistenza minima e necessaria”...

L’autore del manifesto è Jorge Carrión, scrittore quarantaquattrenne, catalano di Tarragona. Si accorge ben presto che le sue tesi diventano virali, e non solo sul web: “Contra Amazon” viene stampato e affisso nelle librerie e nelle biblioteche e diventa lo spunto per questo libro, un amorevole dichiarazione d’amore per l’editoria tradizionale e per la cultura che passa attraverso le pagine e gli scaffali. Senza cedere al sentimentalismo (l’“odore della carta” è menzionato solo di sfuggita!) e alle atmosfere stereotipate ricreate dai bookblogger, Carrión raccoglie diciassette storie di varia natura. Disquisisce sulle biblioteche celebri e su quelle di finzione ma molto plausibili (i libri di Don Chisciotte e del Capitano Nemo); ricorda le librerie dell’infanzia e cerca di capire cosa ci sia dietro le classifiche che premiano le botteghe più popolari o antiche; elogia i negozi di libri usati e le biblioteche personali, sempre in bilico tra entropia e logica. Incontra infine, di persona o tramite referenti, bibliofili di pregio, come Alberto Manguel, direttore della Biblioteca Nacional Argentina e amico di Borges. Viaggia, da Napoli a Tokyo, passando per Seul, evocando spiriti guida non scontati. In quest’opera, dunque, l’autore riesce a mettere in pratica tutte le razones del Manifesto e ci convince sulla necessità di leggere per disconnetterci consapevolmente.