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Coriandoli il giorno dei morti

Coriandoli il giorno dei morti

Stato di Oaxaca. Un contadino intreccia rafia per creare cestini e lo fa così bene da ornare ciascun prodotto di splendidi disegni. Non un dipinto ma il risultato di una magistrale tessitura. Ciascuno è un pezzo unico, venduto al mercato per pochi centavos. Eppure, nonostante i rifiuti, l’indiano continua a fare il suo lavoro. Sereno e rassegnato. Un americano interessato all’artigianato locale, gliene compra quaranta per un totale di venti cents. Li rivenderà a due dollari e mezzo il pezzo. Sembra un ottimo affare ma c’è una condizione: procurarne diecimila. L’indio non si scompone. Sarebbe riuscito a produrre quanto richiesto ad un prezzo di quattro pesos ciascuno: più lavoro, più spese, più alto il costo. E questa è la sua ultima parola. L’americano è costretto a tornare a New York senza l’affare e senza cestini. Non lontano nel tempo e nello spazio, Salvatorres decide che è ora di prender moglie e di tre fanciulle da marito sposa Elvira. Il destino sembra essergli favorevole ma ben presto la giovane moglie fugge via con uno sconosciuto. Il gesto è presto vendicato con una bomba e Salvatorres è imputato in un processo per omicidio. Quello di una donna che però non è sua moglie. Dichiarato innocente e trovata una nuova compagna, a Salvatorres il destino riserva un’amara sorpresa. Chi la fa, l’aspetti…

Quindici racconti, quindici Storie dalla giungla messicana, come sottotitola la raccolta. Racconti come novelle con una morale e una chiara visione del mondo diviso tra buoni e cattivi: all’ingenuità e alla semplicità degli indiani corrisponde un atteggiamento superbo e prepotente dei conquistatori. Racconti che, come favole, sono ricchi di antiche superstizioni, tradizioni secolari mai cancellate, gesti e situazioni connotati da un forte simbolismo, malintesi e fraintendimenti che rendono scoppiettante il racconto. Fino a ribaltare completamente la situazione nel finale. Il lettore è colto di sorpresa e non può sottrarsi alla riflessione che gli viene proposta. Ma B. Traven (pseudonimo di uno scrittore certamente messicano ma ancora oggi sconosciuto, al quale sono state attribuite numerose identità) non si risparmia e si inserisce nel racconto prepotentemente ed apertamente con i suoi giudizi e le sue considerazioni. Coriandoli il giorno dei morti è, infatti, un’appassionante raccolta dichiaratamente anticapitalista che descrive, con uno stile ironico e sagace il Messico in bilico tra l’attaccamento alle proprie radici, il caos rivoluzionario e la rassegnazione all’oppressione capitalista. L’autore non nasconde di essere dalla parte degli oppressi: sostiene i ribelli, denuncia le ingiustizie. E per questo Vittorio Giacopini (appassionato curatore e abile illustratore dell’opera) lo definisce “principe degli scrittori proletari”.