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Così si muore a God’s Pocket

Così si muore a God’s Pocket
Leon Hubbard è un ragazzo difficile. Ha ventiquattro anni e vive nel quartiere di God’s Pocket, a Filadelfia, insieme alla madre Jeanie e il suo compagno, Mickey Scarpato. È stato proprio lui a trovare un lavoro al ragazzo come muratore di primo livello nel cantiere del nuovo reparto di traumatologia dell’Holy Redeemer Hospital. Leon non si separa mai dal rasoio che porta nella tasca posteriore dei pantaloni. Quello strumento lo fa sentire sicuro. Ha con esso un rapporto quasi morboso: ci parla, ci dorme, ci mangia: è come se facesse parte del suo corpo. Un giorno, però, il ragazzo sbaglia a tirarlo fuori e ferisce un collega, il vecchio Lucy, un nero che nella vita ha solo lavorato e non ha mai dato problemi a nessuno. Sono giorni che in cantiere nessuno sopporta Leon. Neanche il vecchio Lucy, il quale, dopo aver visto il rivolo di sangue scendere dalla sua gola, prende un tubo e fracassa la nuca di Leon, lasciandolo esanime. Quando arriva la polizia il capocantiere Coleman Peets decide di nascondere la verità e di far passare la morte del ragazzo come un incidente sul lavoro. Ma questa versione non convince la madre di Leon, Jeanie, pronta a conoscere la verità sulla morte del figlio, coinvolgendo la polizia, la stampa – soprattutto il giornalista Richard Shellburn – e un quartiere che è un vero e proprio universo concentrazionario: il God’s Pocket…
Era il 1983 quando il giornalista Pete Dexter esordiva nella narrativa con Così si muore a God’s Pocket, poco tempo dopo aver rischiato di morire pestato a sangue da una folla inferocita che lo massacrò in un bar a causa di un articolo scritto sulla morte un giovane spacciatore. Il quartiere non apprezzò le parole del giornalista e decise di fargliela pagare duramente. Proprio questo evento diede lo spunto narrativo a Dexter, il quale, con Così si muore a God’s Pocket, costruisce un romanzo corale a metà strada tra le pellicole di Clint Eastwood e Ragazzi di vita di Pier Paolo Pasolini, disegnando la mappa di un quartiere che diventa simbolo della periferia americana dei primi anni Ottanta; un quartiere in cui la vita scorre lenta e si trascina sui banconi dei bar. Un affresco di una Filadelfia razzista che diventa la città dei perdenti, in cui nessuno vince e, a loro modo, tutti subiscono la propria sconfitta esistenziale. E tutto ciò Dexter lo racconta attraverso una scrittura spigolosa e tagliente, pregna di malinconia e di denuncia sociale, priva di colpi di scena, quasi rassegnata, come rassegnati appaiono gli abitanti di God’s Pocket davanti allo scorrere dell’esistenza e del tempo, nell’attesa di morire di cancro tra un traffico di carne e uno di droga, già consapevoli di aver perso anche l’ultimo dei baluardi prima della resa definitiva: la speranza.