Salta al contenuto principale

Cosa pensavi di fare?

Cosa pensavi di fare?

La storia dei laureati in materie umanistiche che finiscono sul lastrico è un vecchio cliché che negli anni ha continuato a rafforzarsi e oggi, alla luce di un precariato giovanile galoppante, è quasi considerato un dato di fatto indiscutibile e inevitabile. Dalla voglia di indagare questo stereotipo, e di elaborare i tanti possibili (e catastrofici) scenari futuri per gli speranzosi studenti di lettere, filosofia e comunicazione, nasce il saggio di Carlo Mazza Galanti, critico e giornalista genovese. Un saggio fuori dagli schemi, perché Cosa pensavi di fare? è un libro-game, ovvero un libro fatto di bivi, in cui è il lettore a scegliere come far andare avanti la storia del protagonista: partendo dalla scelta post- universitaria, verso gli infiniti orizzonti geografici, sentimentali e professionali che gli si aprono davanti. È diviso in tre sezioni: lavoro, amore e vita. Permetterai al tuo personaggio di raggiungere la tanto ambita cattedra universitaria o lo spronerai a tentare la fortuna oltreoceano? Gli farai trovare la donna (o l’uomo) giusto o continuerà a passare da una storia all’altra? Lascerai che deluda i suoi genitori con una media che rasenta la sufficienza e le serate nei Cso, o lo farai tornare sulla retta via? A te, lettore, l’ardua sentenza...

Cosa pensavi di fare? è un saggio che riflette in maniera ironica e divertente sulla contemporanea situazione di precariato giovanile. Le scelte proposte al lettore sono estremizzate, sia all’origine che nelle loro conseguenze: una delusione d’amore può diventare eterna solitudine; il provare ad aprirsi a nuovi orizzonti rende il letterato un investitore nel settore enogastronomico. La struttura del libro infatti costringe l’autore, Carlo Mazza Galanti, a trascurare un’infinità di “zone grigie” e “sfumature” tra una scelta e l’altra. Se, però, nell’ambito lavorativo si riesce a passarci sopra, nell’ambito amoroso è veramente dura accettare la riduzione della complessità che le scelte del gioco ci costringono a fare, soprattutto quando si toccano tematiche delicate come il coming out. D’altra parte, ogni bivio mette perfettamente in luce gli stereotipi di cui è fatta la società in cui viviamo, “quello che ci si aspetta da noi” (anche se in modo molto cinico e pessimista), ed è quindi specchio della realtà. Davvero molto d’impatto, infine, la scelta proposta nella sezione “vita”. È un po’ come se l’autore ci dicesse che la nostra quotidianità si divide sostanzialmente in fascisti, centri sociali e indifferenti. E se i fascisti vengono relegati al ruolo di “sfigati”, quelli da centri sociali vengono posti di fronte all’orrore della Diaz. “Ci stiamo facendo del male perché nessuno è riuscito a convincere il mondo che esistono alternative”. E forse al libro-game spetta proprio questo arduo compito: mostrarci le alternative possibili, e spingerci a crearne altre mille, fatte su misura per noi.