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Credimi, sto mentendo

Credimi sto mentendo

Per Julep Dupree l’arte del trasformismo non ha segreti: benché sia solo un’adolescente prossima al college, al St Agatha’s Preparatory School è conosciuta come una provetta truffatrice che fa pagare a caro prezzo i suoi servizi, che vanno dalla contraffazione di documenti d’identità al cercare di convincere la più bella della scuola a dare una chance al più sfigato di tutti. Del resto i suoi facoltosi compagni si possono permettere di sborsare qualunque cifra, ed è così che Julep si paga la retta di frequenza nella scuola più esclusiva di Chicago, sognando Yale mentre la sospettosa preside Porter non vede l’ora di coglierla in fallo e consegnarla ai servizi sociali. Abbandonata dalla madre all’età di otto anni, Julep vive nei bassifondi del West Side con suo padre Joe, colui che le ha insegnato tutti i trucchi del mestiere, talmente bravo “che potrebbe portare via con l’inganno anche il parrucchino a Donald Trump”. Eppure, Joe stavolta deve averla combinata grossa: quando quella mattina Julep torna a casa trova la porta aperta, le sedie capovolte, la scrivania rovesciata, i vetri frantumati della lampadina del lume conficcati nella moquette. Ma non trova suo padre, il quale sembra sparito nel nulla. Chiamare il 911 è fuori questione: lo arresterebbero, e Joe non è mai stato beccato in vita sua. C’è solo un indizio da cui partire alla ricerca, un messaggio trovato in mezzo al caos dentro una busta imbottita: ATTENZIONE AL CAMPO DEI MIRACOLI…

Non aspettatevi grandi e importanti spunti di riflessione, ma godetevi un simpatico momento di relax, accompagnati dalla scrittura leggera e frizzante di Mary Elizabeth Summer, autrice esordiente di una trilogia che comincia proprio con questo volume. Un mistery quasi di stampo fumettistico, animato da personaggi piuttosto sui generis (allibratori cinesi finti commercianti di souvenir, spietati criminali russi dai lunghi cappotti neri e la schiena tatuata, detective dell’FBI che si spacciano per apprendisti baristi, solo per citarne alcuni) e ricco di situazioni inverosimili condite a tratti da una buona dose di romanticismo. Racconta la Summer che l’idea di creare un genio della truffa adolescente le è venuta in mente una notte, mentre divorava uno di seguito all’altro episodi delle serie White Collar e Leverage; in realtà, Julep Dupree sembra più una parente prossima di Veronica Mars - ve la ricordate, l’eroina della serie televisiva americana creata da Rob Thomas, interpretata dalla biondissima kristen Bell? – della quale segue decisamente le orme per intuito, scaltrezza e capacità di adattamento. Anche se di base Julep non è una detective dilettante come la famosa liceale di Neptune, bensì una criminale “finita”: una criminale dal cuore tenero però, una sorta di Robin Hood in gonnella (anzi, in uniforme scolastica!) che ruba ai ricchi per finanziarsi un futuro dai contorni nebulosi, in cui la vera impresa è capire di chi realmente ci si possa fidare.