Cronache magiche - L’albero unico

Cronache magiche - L’albero unico

“Ricordate le regole?” è un tono che non ammette repliche quello del nonno, mentre l’autista che ha accompagnato Gabe e Nancy lì da Dublino si sbriga a mettere a terra gli ultimi bagagli. Neanche la proposta di una cioccolata calda fatta pochi minuti prima serve a riscaldare un po’ dell’atmosfera. Quell’uomo che chiamano nonno ha ben poco del calore che tradizionalmente contraddistingue il suo ruolo. Burbero e solitario, trascorre la sua vita in una piccola baita di montagna e da quando nonna Rosetta è venuta a mancare, anche quell’ultimo briciolo di calore umano sembra essersi spento per sempre in Angus. Già dall’anno scorso, quell’uomo ha imposto le “quattro regole da rispettare” ai nipoti in visita durante l’estate: non fare rumore, mai; non toccare le cose che non appartengono loro; non allontanarsi da casa senza il nonno; e, regola più importante di tutte, alle sette si va a letto. Ma quest’anno si prospetta diverso. E non soltanto perché loro sono stati costretti a trascorrere un intero mese – invece delle solite due settimane – da soli in compagnia del nonno. Angus ha infatti previsto una quinta regola: quella di non uscire mai dalla loro stanza durante la notte, neanche se svegliati da rumori improvvisi...

Al contrario di quello che comunemente si tende a pensare, scrivere un buon libro fantasy non è una impresa da poco. Ci prova il giovane colombiano David J. Moreno con questo primo romanzo della saga Cronache Magiche: è la storia di Gabe e Nancy, due fratelli che, per le vacanze estive, vengono mandati a stare un mese dal nonno. Un uomo all’apparenza burbero ma che poi si scoprirà avere non poche doti. Spinti dalla curiosità tipica della loro età, trasgrediranno tutte le regole imposte per ritrovarsi poi in una foresta incantata, con il compito arduo di salvarla. Protagonista indiscusso del libro, l’amore per la natura e il bisogno di salvaguardarla: non soltanto per la sua bellezza ma perché strettamente correlata alla salute e al benessere dell’uomo. Tantissimi i riferimenti ad altri romanzi fantasy: Tolkien è presente con la descrizione della città dei nani, quasi speculare alla più celebre Moria; così come il personaggio di Myrddin, “il più potente mago di sempre, [che] vive su queste terre da tempo immemorabile e viaggia di continuo”, non può che richiamare alla memoria il Gandalf di tolkieniana memoria. Così come l’omaggio alla Rowling, fornito dagli abiti tipici indossati dei maghi, non a caso mantelli di colori vivaci e bombette. Una storia che contiene tutti gli ingredienti giusti per far sì che sia un fantasy di diritto: maghi, nani, fate, animali parlanti. Tuttavia questi elementi non bastano e si ha sempre l’impressione che manchi qualcosa. Un universo magico, quello di Moreno, estremamente variegato ma privo di una reale costruzione e sviluppo dei personaggi. Molti sono i momenti, fondamentali per il proseguo della narrazione, che si risolvono nel giro di poche righe tradendo una certa fretta narrativa laddove invece forse bisognava soffermarsi di più, con il risultato di non riuscire a catturare il lettore fino in fondo.



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