Dall’altra riva

Dall’altra riva

Nora è tornata per il funerale del padre, sono due giorni che non dorme, il viaggio è stato estenuante. Osserva tutte le persone per lei sconosciute che in fila ordinata si avvicinano alla bara. Quando Nora arriva davanti ha l’impressione che il padre stia solo riposando, la sconvolge vedere le sue scarpe nere, eleganti, ricorda commossa il suo desiderio di essere sempre in ordine, una forma di rispetto verso gli altri. Quando lo bacia, indugia nel contatto della sua pelle fredda. È la mano di Apolline, sua sorella maggiore di sei anni, che la riscuote e nel suo abbraccio finalmente piange. Apolline le presenta Cal, è merito suo se al funerale ci sono tanti giovani, che si sono alternati nell’assistenza solo per il piacere di stare in compagnia del padre. Nora si sente in colpa, lo ha amato profondamente, ma ciò che da sempre prova per lui non le ha impedito di farlo soffrire, di andarsene, di abbandonare la famiglia. Nora è nata nel 1959, a pochi chilometri da Chamonix, invece Apolline e Mathieu, di due anni più grande di Nora, sono nati a Parigi, prima che i loro genitori decidessero di andare a vivere in montagna. Il padre stimato medico oberato di lavoro, la mamma pianista con i suoi giovani allievi annoiati, il labrador nero Richard, come Wagner, e la gatta Bianca di Tintin, la scuola del villaggio, la R4 con cui il padre veniva a riprenderli, sono i ricordi di quel periodo felice nella fattoria. C’era anche Suzanne, la figlia del contadino che aiutava in casa e che profumava di terra, sempre disponibile ad accoglierla dopo i litigi con Mathieu. Poi, un giorno…

Dall’altra riva inizia con un funerale, la fine di una vita è sempre un momento di bilanci, si ripercorrono le tappe fondamentali delle relazioni. Emmanuelle de Villepin pagina dopo pagina ricostruisce vicende familiari complesse, come fotogrammi senza ordine apparente, pescati a caso (ma esiste davvero il caso?), tirati fuori dalla scatola delle memorie che li ha custoditi, più spesso nascosti per non sentire i sensi di colpa e l’inadeguatezza. Il romanzo è la storia delle occasioni perdute e di grandi riconciliazioni, svelate attraverso due voci narranti, più simili di quanto possa sembrare in un primo momento. Alle sorelle, intente a inventariare le cose di famiglia, arriva il diario della mamma, Nadège, e da quel momento il racconto risuona delle parole della madre che riecheggiano nel cuore di Nora, entrambe fuggite da casa. “Io non posso trovar pace davanti a tutta questa richiesta d’amore. Sai cosa esige l’amore? È spaventosamente esoso! Bisogna continuamente uscire da se stessi per servire le esigenze altrui”, scrive Nadège, è questo tutto quello che serve per superare gli eventi, per trovare pace. Un romanzo intenso, disseminato di sorprese e scoperte sconcertanti, drammatiche, scritto con la levità propria di ciò che è autentico, in cui i personaggi femminili emergono con nitidezza sublime e si stemperano in piccoli gesti pieni di tenerezza che commuovono e lasciano il segno.



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