Dare e avere

Il tono della pelle non è certo più quello di un ragazzo, la camicia è stazzonata, il vestito lasciamo perdere: il profumo però è di quelli costosi. Del resto Arcangelo Argentero, che Michele Astengo ha incontrato nel corso della sua precedente avventura, l’ultimo caso eclatante che ancora gli consente di tirare avanti la baracca e di provvedere all’indispensabile - ossia bollette, lasagne e granite - da tempo a ogni fine mese non gli fa mancare una boccetta di una pregiata essenza, ogni volta sempre diversa, tanto che Astengo non fa nemmeno in tempo ad abituarsi a un odore che è già il momento del successivo. Un altro po’ ancora e potrà aprire un negozio tutto suo, altro che l’ufficio in Palazzo dei Rolli, in quel di Salita San Matteo, a Genova, dove si sta recando quella mattina quando un particolare, una di quelle cose che sempre attirano la sua attenzione, lo calamita. Le tende del cinese al piano di fronte sono tirate. Si accende, giusto più che altro per il gusto ribelle e infantile di sporcare con un po’ di cenere gli scalini immacolati, una sigaretta, e poi sale. La giornata è iniziata con una sorpresa, una stranezza singolare, e non è ancora finita, chissà cosa gli riserva. Ha ancora il fiatone quando sente la musica di un tango provenire dall’interno del suo studio: ha fatto bene a pensare che non sarà tutto come al solito. Dalia, l’assistente che anche questo mese con ogni probabilità non riuscirà a pagare, lo accoglie come in una balera bonaerense: si è iscritta a una gara e ha bisogno di un partner. Lui le risponde in malo modo, e dopo un po’ lei piange: lui fa per scusarsi, ma il motivo non è quello che crede. Dalia ha appena assistito al suo primo suicidio…

Acque torbide, La superba illusione, L’essenza della colpa: e ora Dare e avere, il quarto episodio della serie di avventure dell’investigatore privato genovese Michele Astengo scritte a quattro mani dalla prolifica coppia Novelli & Zarini, che si è cimentata anche con la dimensione della short story e con altri generi oltre il poliziesco propriamente detto. Del resto, si sa, il genere letterario altro non è che una cornice, un confine all’interno del quale ci si muove per veicolare sovente contenuti diversi, profondi, spunti di riflessione: Novelli e Zarini scrivono bene, l’intreccio è solido, i personaggi sono ben caratterizzati, le trame scorrevoli, fluide, intriganti, ogni aspetto è curato con attenzione, finezza, sobrietà, eleganza, se fosse una sceneggiatura non ci sarebbe un tempo morto, resterebbe solo da scegliere la colonna sonora e il cast, preferibilmente con qualche bella faccia cinematografica rugosa come un cuscino da sprimacciare. Astengo, che non si astiene affatto dai suoi doveri, è bogartiano, sembra un personaggio di Chandler o Soriano, è antieroico al punto giusto, un uomo d’azione ma anche fortemente introspettivo, e in questa occasione non mancherà di fare i conti col proprio passato ritenuto dimenticato e ormai inoffensivo. Tutto inizia quando un imprenditore locale di chiara fama gli chiede di recuperare per lui delle carte conservate nello schedario del CreNaGe, il Credito Navale Genovese, una banca celebre ma in cui non tutto pare essere alla luce del sole…

 


 

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