Davanti alla sedia elettrica

Davanti alla sedia elettrica
9 aprile 1927: il giudice ultraconservatore del Massachussets Webster Thayer emette un'annunciata sentenza di condanna a morte per i militanti anarchici di origine italiana Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, accusati - senza prove realmente valide e dopo un’inchiesta da più parti ritenuta perlomeno irregolare - di rapina a mano armata e duplice omicidio. Il processo, che con alterne vicende va avanti ormai da sei anni, ha suscitato un dibattito profondo e violento nella società civile anche grazie alla mobilitazione delle sinistre europee e dei liberal statunitensi. Tra gli intellettuali che si battono per scagionare Sacco e Vanzetti si segnala per la sua passione il giovane scrittore John Dos Passos, che su numerose riviste e giornali ha esercitato la sua penna virulenta contro chi vuole morti apparentemente ad ogni costo i due italiani. E ora che gli avvocati della difesa di Sacco e Vanzetti hanno chiesto e ottenuto che una Commissione presieduta dal rettore di Harvard Abbot Lawrence Lowell riesamini il caso, Dos Passos pubblica un appello ai membri della Commissione…
“Un modo per combattere per la libertà di parola e per un tipo di giustizia che tratti con lo stesso criterio poveri e ricchi, gli sporchi stranieri come gli americani purosangue”: così concepiva il suo impegno senza risparmio nel caso Sacco e Vanzetti John Dos Passos, una delle figure più significative del movimento libertario statunitense in Letteratura. Di questo approccio ‘emozionale’ alla causa dei due martiri dell’anarchismo è testimonianza perfetta il pamphlet che inutilmente tentò di smuovere le coscienze dei membri della Commissione Lowell, che come si sa negò ci fossero le condizioni per una riapertura del processo e di fatto condusse Sacco e Vanzetti alla sedia elettrica. Il valore di documento storico essenziale di una battaglia di opinione esaltante ancorché dall’esito negativo è rafforzato, nella bella edizione a cura di Spartaco, dalla presenza in appendice dell’orazione “Ora sono morti”, sempre dello stesso Dos Passos, e da istruttive prefazione e postfazione rispettivamente di Francesco Durante e del curatore Piero Colacicchi, nonché da un buon numero di fotografie e illustrazioni. Propedeutico.

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