De bello alieno

De bello alieno

Occhi maligni osservano la Terra dallo spazio. Una razza antica, imprigionata su un pianeta morente ricoperto di sabbia rossastra scruta la nascita delle civiltà umane con odio e invidia. Quando si accorgono che il progresso tecnico dell’uomo ha accelerato all’improvviso il suo cammino grazie alle conquiste del popolo che vive al centro del Mediterraneo, che domina ormai quasi incontrastato su tutti gli altri, i marziani decidono di rompere gli indugi prima che sia troppo tardi. Una pioggia di macchine da guerra viene scagliata verso il globo verde e azzurro. Siamo nel 44 avanti Cristo. Mancano sette giorni alle calende di marzo. Giulia, la figlia di Caio Giulio Cesare - che per la sua appartenenza alla famiglia di Mario è stato costretto da Silla ad abbandonare la carriera militare ma è divenuto grazie al suo genio l’imprenditore più potente di Roma – è appena arrivata alla villa di Baia con la nuova linea ferroviaria che corre sulla via Appia Nova, in compagnia di influenti matrone romane. E scrive al padre una lettera. Tra un pettegolezzo e l’altro, Giulia chiede Giulio Cesare cosa ne pensa degli strani fulmini globulari che con tuoni fortissimi hanno solcato il cielo quella mattina. Nessuno sa spiegarsi il fenomeno, forse il “Machinarum Magister” sta collaudando qualche nuovo pezzo di artiglieria?

Quando si dice “mettere tanta carne al fuoco”. Davide Del Popolo Riolo, segretario dell’Ordine Avvocati di Cuneo, debutta come romanziere prendendo La guerra dei mondi di H. G. Wells e ambientandolo nell’antica Roma. E già questa sarebbe una sfida da far tremare i polsi a un esperto creatore di realtà alternative. Ma l'autore non si è accontentato e ha voluto una Roma steampunk in cui Caio Giulio Cesare non è il generale geniale e spregiudicato che conosciamo dal De bello gallico studiato al liceo, ma un brillante scienziato, un Reed Richards in toga, il “Machinarum Magister” che ha inventato filatoi meccanici, treni, lampade a olio, stamperie a vapore, fucili e cannoni. Ma non basta ancora, no: quasi tutto il romanzo è declinato in forma più o meno epistolare (ci sono anche articoli di giornale o pagine di diario) da tanti personaggi diversi, le cui testimonianze combinate (ri)costruiscono passo passo la vicenda. Il romanzo è grazioso, parte da premesse che più affascinanti non si può e si è aggiudicato il Premio Odissea 2014. Ma se da una parte vedere le legioni romane alle prese con i tripodi marziani senza l’ausilio di nessuna tecnologia e guidate da un Cesare più “canonico” mi avrebbe intrigato di più (sebbene non mi disturbi affatto la scelta dell’autore, si tratta di puri e semplici gusti personali), dall’altra più oggettivamente parlando va detto che la forma di narrazione indiretta scelta dall’ambizioso Del Popolo Riolo tende a rallentare il ritmo, a diluire troppo l’azione e la suspense, risultando a tratti persino noiosa. E in un romanzo che racconta battaglie tra antichi romani e marziani la noia non è un’opzione considerabile.



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