Via del Riscatto

Via del Riscatto

Matera, un freddo pomeriggio di febbraio. Il Carnevale sta finendo. Imma Tataranni è imbufalita. Ha i capelli completamente elettrici, a furia di togliersi ed indossare il vecchio cappellino con le renne di quando era piccola la figlia Valentina, l’unico che ha trovato prima di uscire di casa. Costretta ad accompagnare la sacra famiglia del marito, al completo o quasi, più una brunetta ed un’altra coppia di amici, per le strade della città, non ne può più dei loro gridolini estatici ad ogni passo e ad ogni angolo e preferisce non aprir bocca, per evitare di lanciarsi in una litania di improperi. Ad un tratto un colpo rompe il silenzio. No, non è un petardo, come pensa la comitiva, ma un colpo di pistola – il Piemme Tataranni lo riconosce subito – e sembra provenire dal punto in cui le case si diradano e cominciano ad affacciarsi le grotte, sotto via del Riscatto. Imma non resiste, deve andare a dare un’occhiata, deve controllare. Si allontana dal gruppo e, tra i vicoli silenziosi, per poco non si scontra con una figura, probabilmente una donna, che indossa una pelliccia, calza un paio di stivali di vernice con il tacco a stiletto e si dilegua furtivamente tra la nebbia. Si è trattato proprio di uno sparo: il giorno dopo, in Procura, ne ha la conferma. Nel famoso palazzo Sinagra – un passato di sfarzosi fasti ma ora in vendita, bifore che ne ornano la facciata, decorazioni lungo i cornicioni e bassorilievi che ne abbelliscono il portale – è stato ritrovato il cadavere di Antonello Ribba, chiacchieratissimo agente immobiliare, freddato con un unico colpo di pistola al cuore. I dipinti, raffiguranti i vizi capitali, alle pareti della stanza rossa in cui giace il cadavere, rendono l’atmosfera ancora più inquietante. Per di più il palazzo gode di una fama tutt’altro che rassicurante. Pare addirittura sia infestato dai fantasmi…

Di nuovo un’indagine delicata per il Sostituto Procuratore della Repubblica Immacolata Tataranni, alta un metro e poco più e larga uguale, attaccabrighe come non mai e cinica al punto giusto, uscita dalla penna di Mariolina Venezia. Un’indagine in cui i fantasmi c’entrano, ma solo marginalmente; c’entrano di più gli uomini – a partire dal vecchio e burbero proprietario di palazzo Sinagra e dal figlio, uomo senza arte né parte – e soprattutto le donne: la fragile ed eterea figlia del proprietario del palazzo in cui si è consumato il delitto, la misteriosa avvocatessa arrivata da Roma avvolta in una nuvola di profumo e, per finire, l’ombra con pelliccia e tacchi a stiletto con cui Imma si è scontrata e che poi è sparita tra la nebbia, proprio come un fantasma, appunto. La matassa da sbrogliare è intricata e per di più – si sa “piove sempre sul bagnato” – anche sul fronte vita privata la situazione non è del tutto serena. Valentina, fino a poco tempo prima figlia modello, ora si sta invischiando in situazioni più grandi di lei, mentre Pietro sembra ancora l’uomo paziente e il marito devoto di sempre, ma occorre fare attenzione anche con lui. Per non parlare di Calogiuri, il bel maresciallo, che si sente trattato come un toy boy e non ci sta. E poi c’è Matera, Capitale Europea della Cultura, cambiata certo, ma non del tutto; l’anima delle persone non è cambiata, esistono luoghi dove “pettegolezzi e dicerie, purché di un certo livello, venivano raccolti, ampliati e smistati, una centrale operativa che per certe faccende era meglio dei servizi segreti”. Come un’equilibrista, sul suo tacco dodici, Imma si barcamena tra le varie tessere del puzzle, riesce a collegare eventi apparentemente estranei gli uni agli altri e, pezzo dopo pezzo, costruisce la verità. Una verità amara, questa volta; una verità ben lontana da quel riscatto, di cui si fa cenno nel titolo del libro; una verità che apre diverse incognite legate al futuro della sua Basilicata e, perché no, anche al suo.



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