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Demasiado corazón

Bart Croce, responsabile della sicurezza di una multinazionale farmaceutica con sede a Glendale, in California, arriva a Loreto, una piccola città nella Baja California Sur in Messico, per compiere quello che già avverte sarà il suo ultimo incarico. Per la multinazionale statunitense ha risolto diverse questioni “delicate” in Centro America, ma dai tempi delle azioni in Guatemala e Nicaragua come capitano delle Special Forces statunitensi qualcosa “nella sua testa ha cominciato a franare”: lo “sguardo neutro, freddo, da serpente a sonagli” nella sua faccia da “latino” tradisce un crollo, un “derrumbe”, sempre più evidente. Leandro Ragusa è un videoreporter italiano che vive nel D.F., la capitale: da lì più volte è partito per documentare con la sua macchina da presa eventi politici e azioni di guerriglia in diversi luoghi del Centro America, come le imprese dei contras nicaraguensi e dell’esercito sandinista. Leandro però è soprattutto un testimone delle grandi ingiustizie silenziose subite dal popolo messicano, sfruttato da sempre dai poteri forti dei gringos: osserva impotente il destino dei lavoratori delle maquiladoras, luoghi malsani dove gli operai sono costretti a turni massacranti senza nessuna tutela, e partecipa al dramma degli abitanti del condominio El Porvenir. Il destino di Bart e quello di Leandro si incontrano a Tijuana, la grande città di frontiera che appartiene al Messico “solo sulle carte”, in quanto “avamposto dei todopoderosos, i nuovi conquistatori”: il primo fugge gli orrori del passato che riaffiorano in modo ossessivo nei suoi sogni, costringendolo a una veglia forzata; il secondo è alla ricerca della verità sulla fine dell’amico Lazáro. A scontrarsi sono però due opposte visioni del mondo: quella di Bart, cinica e disincantata, e quella di Leandro, fiduciosa nella possibilità di un riscatto per tutti quei messicani che non si arrendono. Comincia per loro un lungo viaggio dalle montagne brulle della frontiera del nord fino a Zacatecas, con i suoi palazzi barocchi in cantera rosa, per sentieri che riportano alla luce fatti del passato e scoprono ferite profonde, facendo emergere la voce della coscienza con interrogativi per entrambi irrisolti…

Con Demasiado corazón (ora all’ottava edizione) Pino Cacucci ritorna in Messico come in altri suoi libri, tra cui Puerto escondido, che ha ispirato il bel film di Gabriele Salvatores. La storia è un thriller in cui interessi politici ed economici si intrecciano tra loro ed è ispirata a fatti realmente accaduti, legati allo smaltimento di rifiuti tossici. La lettura è resa varia dall’alternarsi di diversi capitoli, ciascuno recante un titolo rappresentativo del contenuto, che mettono talvolta in pausa la vicenda principale per aprire delle digressioni, ricreando atmosfere (il panorama “ineguagliabile” di Cristobal de Las Casas, tra profumi e sfumature nell’inverno chiapaneco) o ripercorrendo una vicenda storica (come l’entrata di Pancho Villa a Zacatecas). Inoltre le descrizioni della frontiera, aspra e brulla sulle montagne, caotica e violenta nella città di Tijuana, non possono non rimandare alle immagini di carovane di migranti dall’Honduras, dal El Salvador e dal Guatemala che anche oggi affollano i centri di raccolta in attesa dell’era post-Trump. Attraverso “l’occhio potente” della telecamera di Leandro ci vengono così mostrate diverse storie, ma soprattutto la disperazione di tante realtà del Centro America: quella dei niños de las coladeras, colonie di ragazzini che vivono sotto l’asfalto in bunker di cemento all’interno delle fognature di Città del Messico, o quella dei bambini guatemaltechi, trattati come merce e condotti in Nord America e in Europa, destinati, nel migliore dei casi, all’adozione o altrimenti al traffico internazionale di organi. Di fronte a tanto dolore si comprende che il demasiado corazón, il troppo cuore, di Leandro, di Lazáro e degli altri amici messicani è ciò che permette di sopportare, ma anche ciò che non consente più di rimanere ancora una volta testimoni silenziosi di tante ingiustizie.