Deserto americano

Deserto americano
Stati Uniti, California. Per Luz e per Ray avere un progetto è il primo di una lunga serie di sani propositi; le attività nell’ultramoderna villa dell’attricetta, per quanto futili, difatti, sono vitali; la coppia occupa una casa nel canyon, una “specie di incubo di vetrate”, simile a un posto che annuncia la fine del verde quando tutta la vegetazione sembra morire; tutto è silenzio, la natura è sparita o si è trasformata in fogliame rinsecchito. L’atmosfera di quegli anni, certo, è trasognata, attonita, come gli occhi con cui la giovane modella e l’uomo tornato dalla guerra guardano la terra. L’idea del giorno, il progetto di Luz, è provare tutti i vestiti dell’attrice fuggita, mentre Ray aspira benzina da serbatoi di auto abbandonate o continua a scavare il “pozzo nero”. “L’idea di Madre Natura che apriva le cosce e tornava ad accogliere Los Angeles nella sua abbondanza svaporava pian piano, come l'acqua degli ultimi bacini sorvegliati dalla Guardia nazionale”. La crisi e la carestia non spezzano, però, l’incanto di un progetto variamente combinato, un rapporto di coppia. E i due si promettono di non parlare mai dell’acqua…

“Sono cresciuta nella Owens Valley, al confine del Nevada, e già allora c’era il problema della siccità, come oggi. È la fine di un lungo sogno. La California non è più la terra promessa, non possiamo prosciugare le risorse senza pensare al futuro. Questo libro mi ha fatto capire qual è lo scenario peggiore che ci attende. Ma tutto questo è solo un pretesto per un’altra crisi, quella spirituale” (Quando papà era in missione per il diavolo di Antonello Guerrera, la Repubblica); parole malinconiche, immagini concrete, un itinerario quasi interiore, che avvicina a una terra deserta, rappresentano la California di Gold Fame Citrus, in cui sembra che la tensione si innalzi e il cuore si fermi; scrive Claire Watkins, figlia del braccio destro di Charles Manson, e non racconta “The Family” anche se finita l’opera è “assediata”, “ tormentata”. “Ho capito che c'è molto di mio padre nel romanzo”, racconta l’autrice, e carica di ambiguità e prigioniera di un’esperienza grigia ci proietta in uno stato d’animo di pena e angoscia. Questa è la storia di un sogno riarso, una distopia, che entra in uno spazio umano di grande timore. Per questo il viaggio visionario di Luz e Ray verso l’acqua, l’intricato percorso di aridità e memorie (“oro, fama, agrumi… Chimere”), l’alternarsi di temi familiari e tematiche ambientali, oltrepassa i richiami alla setta killer e solennemente evoca una felicità perduta di forte impatto visivo. Ecco, allora, il bivio sociale dell’Amargosa – sì, si fa presentire – , persino la cruenta comunità mistica di Levi e la stessa catastrofe esistenziale, ma intanto si precipita, mentre la rappresentazione della realtà di Watkins disfa anche le più piccole fiduciose attese.

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