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Diari antartici

Diari antartici
I resoconti della Spedizione Discovery (1902-1903), che vide Robert Falcon Scott, Ernest Shackleton ed Edward Adrian Wilson costeggiare la catena montuosa che separa l'altopiano della regina Vittoria dalla barriera ghiacciata e raggiungere l'82° parallelo sud, dove nessuno si era spinto fino a quel momento, della Spedizione Nimrod (1908-1909), che vide Ernest Shackleton, J. B. Adams, Eric Marshall e Frank Wild fallire la corsa al Polo sud per solo 97 chilometri, e infine delle due fasi della Spedizione Terra Nova: quella invernale (1911) di natura eminentemente naturalistica sulle tracce dei pinguini imperatori, che vide  Edward Adrian Wilson, Henry Bowers rischiare la vita per mettere le mani su tre uova di pinguino oggi conservate al Museo di Storia naturale di Londra, e quella estiva (novembre 1911-marzo 1912), con il tentativo apparentemente organizzatissimo e prudente di raggiungere il Polo sud che si risolse invece in una immane tragedia, con la morte di tutti gli esploratori: Robert Falcon Scott, Edward Adrian Wilson, Henry Bowers, Edgar Evans e Lawrence 'Titus' Oates...
I diari autografi di tre dei più importanti viaggiatori della storia, gente che ai primi del '900 ha segnato in modo indelebile la corsa al Polo sud, sono un'occasione ghiotta per conoscere da vicino cosa è stata l'esplorazione antartica, quanto è costata in termine di spese, logistica, investimento tecnologico e vite umane, cosa ha rappresentato per l'immaginario collettivo del XX secolo. Sono storie di marce massacranti, di ghiaccio piatto e interminabile oppure spezzato in apocalittici dirupi, di un immenso bianco infido e spazzato da allucinanti tempeste, di uomini duri, coraggiosi, motivatissimi, abituati a viaggiare in condizioni estreme, eppure inermi di fronte alla sfuggente crudeltà del Polo. Ovvio che le emozioni più profonde si provino leggendo il diario della marcia da incubo del 1912, con i partecipanti che muoiono uno a uno piegati dal freddo, dalla fatica e dalla fame e le annotazioni che – da baldanzose e piene di ottimismo e fiducia che erano - si fanno via via più stentoree, allucinante e luttuose, ma tutti i diari sono comunque interessanti, corredati da foto d'epoca, disegni originali e cartine (in appendice c'è pure un breve intervento di Laura Genoni, geologa in Antartide presso la base scientifica internazionale “Concordia” per circa un anno tra 2008 e 2009). Cura grafica e bibliografica impeccabile per un libro che non deve mancare nella biblioteca degli appassionati delle esplorazioni polari e anche in chi semplicemente ama l'avventura e il coraggio degli uomini.