Diario di un killer sentimentale

Diario di un killer sentimentale
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Se una giornata dovesse iniziare male, forse sarebbe meglio non accettare incarichi, anche se con una ricompensa esentasse ed a sei zeri. Beh, oggi la giornata è iniziata davvero male per lui che, arrivato all’aeroporto di Madrid alle sei e trenta, con un caldo terrificante, deve sorbirsi uno sproloquio del tassista, che non fa altro che parlare tutto il tempo della coppa europea di calcio. Alla reception dell’hotel, poi, gli consegnano le chiavi della camera insieme ad una busta, che apre in ascensore. Nella busta c’è la foto di un signore snello e di bella presenza, sui trentacinque anni, in compagnia di altri cinque tizi vagamente simili a lui. Non c’è altro. Osservando quella foto prova un poco di curiosità, sentimento che non può e non deve mai permettersi, perché la sua etica professionale vieta di chiedere cosa abbiano mai combinato i tipi che deve liquidare. Lui deve limitarsi ad osservare i dettagli del viso ritratto nella foto, che gli possono rivelare la forza o la debolezza della persona ritratta. Nient’altro. Arrivato in camera, dopo una telefonata con colui che in genere gli commissiona gli incarichi – una voce di cui non ha mai conosciuto il volto né altre fattezze, ed è così che deve essere – si sdraia sul letto e guarda l’orologio. Ancora cinque ore di attesa, poi l’aereo che gli riporterà la sua ragazza dal Messico finalmente atterrerà e potrà riabbracciarla. In genere un professionista come lui vive solo e, se proprio ogni tanto deve dare sollievo al corpo, il mondo gli offre un’ampia scelta di prostitute. Lui ha sempre rispettato questa regola, sempre, finché non ha conosciuto lei, la sua ragazza appunto, in un bistrò di Saint Michel, dove era entrata carica di libri e gli aveva chiesto il permesso di bere un caffè al suo tavolo, dal momento che tutti gli altri erano occupati. Aveva ventiquattro anni e voleva diventare una traduttrice. Da quel primo incontro sono trascorsi tre anni, tre anni con lei, tre anni che lo hanno trasformato in un killer con signora…

Il racconto breve, enigmatico ed intenso di un sicario – uno di quelli capaci di sentire l’odore della morte e rincorrerne senza tregua la traccia –, di una donna – tanto intelligente quanto bella, da far perdere la testa a tutti gli uomini – e di un lavoro infame che si frappone tra la loro vita ed il loro amore. Questo è il diario sentimentale del celebre scrittore cileno Luis Sepúlveda, un thriller ironico che, in poco più di settanta pagine, riesce ad incuriosire, in un crescendo armonico quanto ad interesse ed emotività narrativa. Un killer, dicevamo, un professionista dell’assassinio su commissione, molto ben pagato e molto richiesto, perché scrupolosissimo e capace di separare in maniera magistrale la vita privata da quella professionale. Ma, ormai prossimo alla pensione e stanco di vivere come un fantasma, continuando a nascondersi e programmando ogni singola azione guardandosi le spalle, mette in stand by la propria freddezza e la propria lucidità e si innamora. E quando si ama, si sa, si diventa vulnerabili. Se poi l’amore si indebolisce ogni altra certezza tentenna, si diventa più irrequieti, la coscienza si fa sempre più molesta e ci si appresta a portare a termine il nuovo incarico – che obbliga a continui spostamenti tra Madrid ed Istanbul, Francoforte e Parigi, fino ad arrivare a Città del Messico – tra errori e fragilità, in uno stato di sgomento e prostrazione, intenerito quasi da quell’amore infelice. In una caccia all’uomo della durata di sette giorni le sicurezze del killer sentimentale vacillano, l’uomo tutto d’un pezzo abituato a non fallire mostra – attraverso improbabili monologhi – le crepe della sua corazza, svela la propria umanità nascosta sotto una scorza di cinismo costruita nel tempo e conduce il lettore verso una scena finale prevedibile, sotto certi aspetti, ma non per questo meno esplosiva ed amara. Un romanzo ironico, godibile ed elegante, tra i più raffinati e meglio costruiti di Sepúlveda; un ritratto dell’animo umano e delle sue innumerevoli e complesse sfaccettature; una lettura necessaria.



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