Dieci splendidi oggetti morti

Dieci splendidi oggetti morti

La vita è affollata di oggetti, e come l’uomo anche questi mutano con il tempo. Il passato degli oggetti può essere un viaggio emozionale, soprattutto quando questi ora non si usano più o almeno non come una volta, surclassati, sostituiti, dimenticati come un telefono fisso in bachelite di un colore improbabile ritrovato per caso in cantina o una lettera che ormai, con l’avvento di WhatsApp non ha più senso spedire. Il centro del ragionamento è la vita delle cose: le mappe, il telefono, la penna, le lettere, la macchina fotografica, i giornali, i dischi, i fili, persino il silenzio o il cielo. Oggetti dimenticati, che le nuove generazioni non hanno mai visto se non in qualche film o vecchia fotografia, e che probabilmente non toccheranno mai con mano, attuali sconosciuti più vicini ai nostri anni di quanto crediamo. Perché in fondo gli oggetti morti che popolano le storie cosa sono se non la prova concreta che una volta anche i vecchi sono stati bambini, che i genitori sono stati ragazzi, cosa sono gli oggetti morti che vivono nelle memorie se non un avvertimento, il segno che stiamo sparendo, in un momento dell’esistenza in cui l’avvento di cose nuove è invece il segno che si sta facendo spazio a chi verrà dopo, la speranza che, in qualche modo, siamo tutti ancora connessi?

Massimo Mantellini nasce con l’era digitale, e non per età, ma per spirito. Esperto di temi legati alla cultura digitale, alla privacy e al diritto all’accesso, con Dieci splendidi oggetti morti Mantellini parla ancora una volta, dopo il suo Bassa risoluzione, della stretta connessione tra passato e futuro, trattando qui l’analisi di oggetti concreti, per quanto possibile, che hanno fatto parte di una vita passata e che vivono ancora nella memoria collettiva, funzionale ed emozionale. Mantellini riscopre la bellezza del passato attraverso i ricordi, i viaggi, gli incontri, senza privarsi di considerazioni esterne, romanzi, testi filosofici, teatrali e cinematografici. Sebbene arricchisca il testo con una visione decisamente nostalgica e per certi versi conservatrice, questo non manca di esempi attuali, descritti senza particolare riluttanza, ma anzi con l’atteggiamento di chi riesce ancora a stare al passo con il progresso e lo apprezza nel suo essere tale. D’altronde, come scrive nella biografia del suo “Manteblog”, è in rete da prima di quasi tutti noi e ancora si diverte a gustarlo, questo mondo digitale vecchio e nuovo, fatto di blog (non più tanti come una volta), di Instagram, Facebook, Snapchat. Un saggio chiaro e brillante che ricalca con decisione il percorso dell’essere umano al fianco della tecnologia.



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