Diversamente amabile

È agosto e Alice assieme al cane Ugo ed alla madre si trova a Forte dei Marmi in vacanza. Una mattina a mare ha conosciuto due amici, Luca e Fabio, e i due le hanno dato appuntamento per uscire a cena assieme. Alice è contenta e dopo essersi data una sistemata, curiosa per quell’invito inaspettato, trova all’appuntamento due bellissimi ragazzi: nota immediatamente Fabio in piedi col braccio sulla portiera dell’auto e Luca seduto dalla parte del passeggero. I due amici sono leggeri e festosi ed Alice - pur consapevole di essere assieme a due sconosciuti - si sente sicura ed entusiasta. Guarda la strada e comprende che si stanno allontanando dalla costa ma non ha alcuna esitazione perché i due le sembrano ragazzi a posto. In effetti, l’agriturismo dove sono diretti è in piena campagna con un porticato immenso sotto il quale i tre si siedono per mangiare all’aria aperta…

Il poeta libanese Khalil Gibran, nella famosissima raccolta di poesie dal titolo Il Profeta, riguardo all’amore afferma: “(…) Quando l’amore vi chiama seguitelo anche se ha via ripide e strette… perché l’amore come vi incorona così vi crocifigge. E come vi fa fiorire così vi reciderà”. Ebbene, questo tipo di sentimento tumultuoso e repentino è quello che ha avvertito Alice nei riguardi di Luca. Un sentimento travolgente che l’ha indotta a lasciare tutto ed andare a vivere assieme a lui dopo solo cinque giorni di frequentazione. Ovviamente i nomi dei protagonisti sono di fantasia ma la storia è autobiografica ed è stata vissuta dall’autrice che con coraggio e determinazione analizza l’intensità dei sentimenti che l’hanno legata al giovane insegnante divenuto disabile a causa di un incidente e ragiona sui possibili futuri sviluppi di un rapporto che ad un certo punto si è esaurito. Nello scritto viene rappresentato un autentico coup de foudre che la protagonista ha poi pagato a caro prezzo quando ha dovuto confrontarsi con le ore vuote della giornata trascorsa all’interno delle pareti domestiche in solitudine in un piccolo paese del Piemonte lontana dagli affetti e dal proprio microcosmo o circondata dagli immancabili amici di lui e soprattutto quando, attenuata l’infatuazione iniziale, ha constatato la scarsa comprensione del partner verso le dolorose problematiche che la affliggevano sin dall’infanzia minandone la serenità e la voglia di vivere. Il libro dunque rappresenta uno squarcio terapeutico che l’autrice apre sulla propria esistenza, quasi a voler cauterizzare mediante la scrittura talune ferite non pienamente rimarginate. È questo il significato ed il limite dello scritto, che non presenta rilievo letterario ma costituisce una testimonianza utile a tutti coloro che intendono approfondire le tematiche della disabilità e della malattia. Tralasciando le descrizioni soggettive del rapporto a due si tratta di una coraggiosa descrizione di una vicenda amorosa che ha legato due esseri, l’uno disabile e l’altra afflitta da anoressia e bulimia, desiderosi di vita e di normalità e ansiosi di bruciare le tappe dell’esistenza, resi ancor più fragili e più esposti al dolore per effetto della passione che li ha fatti incontrare ma che poi, per ragioni inesplicabili, li ha divisi.

 


 

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