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Donne di fiume e d’inchiostro

È già la seconda volta che il cellulare di Marta squilla, durante l’ultimo scrutinio di classe. Nessuno può distrarla dal compito di salvare dalla bocciatura Maijd: quel ragazzino problematico e con alle spalle già la galera è diventato la sua nuova personale battaglia, da vincere a qualunque costo per dimostrare che niente e nessuno è irrecuperabile. Tira fuori il cellulare. Un rapido sguardo al nome che lampeggia sul display e poi subito sulla cornetta rossa, per rifiutare quel tentativo di intrusione. A chiamarla è Alexandra, la badante di sua madre Clio. Discreta e ligia al dovere, ha instaurato fin da subito un ottimo rapporto con sua madre, tanto da diventare una di famiglia; al contrario di tutte le aspettative, infatti, sua madre la ha accolta senza protestare. Alexandra è entrata nelle loro vite ormai da un anno, da quando i medici hanno diagnosticato alla donna un tumore al cervello: da allora, la rabbia che da sempre ha accompagnato e caratterizzato sua madre è svanita, per far posto a una malinconia che sempre più spesso conduce Clio in un mondo appartenente al passato, dove regna incontrastata la sua fantasia…

“Si è persa mia madre, non si trova più”. È così che inizia la potente narrazione di Serena Corsi, giornalista freelance al suo primo romanzo. Marta è una donna come tante, un lavoro, una famiglia e una madre con la quale ha un rapporto intenso ma burrascoso. Ma improvvisamente qualcosa accade: Clio, all’anagrafe Cleopatra, esce di casa e non vi fa più ritorno. Marta così si ritrova, dall’oggi al domani, alla ricerca di sua madre attraverso le numerose lettere che Clio ha spedito agli amori della sua vita prima di scomparire. Tre storie d’amore diverse tra loro eppure in grado di svelare ognuna un lato nascosto di quella donna che Marta conosce solo come “madre”. Ma ben presto la ricerca si trasforma in scoperta: Clio non è stata sempre quella donna irosa e impulsiva che Marta conosce, forgiata dal rifiuto della madre perché nata donna, ma è stata anche amante, moglie e sognatrice, disposta a battersi non solo per i suoi diritti ma anche per conquistare quel briciolo di felicità che tutti ambiscono. La perdita è il punto di inizio che permette a Marta di ricomporre, riconoscere (e magari anche comprendere) quel puzzle che è stata la sua vita, fatta di silenzi e cose non dette. I personaggi, perfettamente costruiti e specchio delle epoche vissute, ruotano intorno al fiume Enza, simbolo di rigenerazione e di progressione. Una rigenerazione che avviene - anche e soprattutto - attraverso la scrittura; le parole, vero e proprio fiume in piena, permettono a Clio di cristallizzare per sempre il suo passato, mentre aiutano Marta a mettere in ordine il caos nel quale è piombata. Il lettore, invece, si lascia fin dalle prime pagine trascinare da questo vortice di inchiostro al quale è davvero difficile opporre resistenza.