Dopo la solitudine

Il silenzio del mattino, per Lorenzo, anzi per il Maestro Lorenzo Melfi, è un istante di perfezione che si riempie di suoni dolcissimi, come il gorgoglio della caffettiera che sbuffa sul gas. Se potesse, Lorenzo chiederebbe, come unico superpotere, la possibilità di effettuare la selezione automatica dei rumori; invece, in genere, è condannato a sentire tutto, ma davvero tutto. Ecco perché ama i primi momenti del mattino, dopo il risveglio. Ha bisogno del silenzio per ammirare, ogni giorno alle sette, avvicinandosi alla finestra, appena alzato, la piazza della Consolata, muta e armoniosa. Il risveglio, per Lorenzo, è il solo momento in cui riesce a prendere le distanze dalla professione che esercita e che ama, ma di cui non tollera alcuni aspetti: la ripetitività, le aspettative disattese, la mancanza di precisione. Dopo la solita liturgia quotidiana che prevede doccia, rasatura, idratazione della pelle, pulizia dei denti, vestizione e asciugatura naturale dei capelli, Lorenzo è pronto per uscire. Quando si affaccia dal portone del palazzo, in genere, l’accavallarsi dei suoni esterni lo stordisce e pare paralizzarlo per un attimo; l’unico pensiero consolante è che la giornata è piena di sole e che la prima tappa obbligata lungo il percorso per il lavoro- il “Caffè al Bicerin”, dove sorseggerà il primo caffè fuori casa della mattina- è a pochi metri da lui. La seconda tappa, poi, è presso la “Pasticceria Tamborini”, dove può gustare una brioche estremamente fragrante e osservare per qualche minuto la ragazza, che lavora in pasticceria come dipendente, che da tempo gli piace molto ma alla quale, per ritrosia, non riesce a rivolgere la parola. Infine, l’ultima sosta della mattinata è al “Caffè Bodoni”, dove Lorenzo beve un secondo caffè ed incontra i suoi due inseparabili amici e colleghi, Tiberio e Arturo, bello e sfrontato il primo, perennemente sulle nuvole il secondo. Insieme poi, tra schiamazzi e spintoni, raggiungono il loro luogo di lavoro, il Conservatorio di Torino…

È controllata e confortante la quotidianità di Lorenzo, il protagonista del nuovo romanzo di Antonella Frontani che, dopo Tutto l’amore smarrito e L’equilibrio delle illusioni, offre al lettore la storia di un violoncellista e maestro al Conservatorio di Torino, un uomo piuttosto rigido, quasi ingessato, ma apparentemente soddisfatto della propria esistenza, fatta di gesti ripetuti e di riti rassicuranti pur nella loro monotonia. All’improvviso però questo meccanismo, costruito da Lorenzo con un’attenzione quasi maniacale, si inceppa, le carte si sparigliano e tutto viene posto in discussione. Il Maestro Melfi, come desidera farsi chiamare, sente l’esigenza di evadere dal quel carcere nel quale si è autonomamente rinchiuso e decide di affrontare un viaggio in un mondo completamente fuori dall’ordinario e, soprattutto, lontano dalla compostezza asettica dalla quale si è circondato fino a quel momento. Prendere le distanze dalla propria realtà sembra l’unico mezzo per riempire il vuoto all’interno del quale Lorenzo sta precipitando e per ritrovarsi, finalmente. Quello che non immagina, però, è di rimanere completamente soggiogato dal fascino di una persona del tutto diversa da lui e decisamente sopra le righe, una persona che riuscirà a fare breccia nella sua rigidità e ad insegnargli a riscoprire se stesso e a guardarsi con occhi nuovi. Costruito come se fosse un’opera musicale e arricchito da parecchie citazioni di brani classici, il romanzo è tenero ed autentico e mostra con sensibilità la fragilità umana e la necessità di non prenderne le distanze, ma di accoglierla e accettarla per arrivare alla vera consapevolezza di sé e alla definizione della propria identità, scevra delle paure e dei pregiudizi dietro i quali molto spesso ci si nasconde per il timore di non apparire “normali” agli occhi degli altri.

 


 

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