Dry

Dry

In tv preferiscono chiamarla “crisi del flusso”, forse perché temono che la parola “siccità” sia troppo da digerire e hanno scelto una versione edulcorata del “niente più acqua per lavarsi o da bere”, ma l’emergenza esiste e ogni giorno le cose peggiorano. L’aria afosa dell’estate californiana si appiccica addosso come una carta moschicida ma per Alyssa, suo fratello Garrett i loro genitori e le milioni di persone abituate a tracannare bibite vitaminizzate e fare il bagno almeno otto volte al giorno nella propria piscina, tutto sta per cambiare. È il 4 giugno, una data che rimarrà scolpita nella sua memoria per sempre, Alyssa ne ha la netta sensazione quando apre il rubinetto e neppure una goccia viene fuori: sono rimasti a secco, sul serio, la loro piccola esigua riserva di bottigliette non durerà a lungo e non c’è acqua neppure per cucinare. Stavolta non è colpa dell’imperizia di papà, improvvisato idraulico e tuttofare di casa, ma la California, come hanno appena detto in televisione, non ha più acqua e quelli della politica hanno pure aggiunto di non allarmarsi! Da non crederci, una delle regioni più ricche del mondo in ginocchio per una crisi chiamata “Ultima Goccia”. Da quando la Central Valley ha iniziato a prosciugarsi è cominciato l’incubo, e ora niente più aiuti da Arizona e Nevada tutti hanno chiuso i rubinetti e sembra che in California debbano cavarsela da soli…

Distopia scritta a quattro mani, per la cronaca Neal è il padre – navigato e apprezzato autore per ragazzi –, e Jarrod il figlio di sicuro talento, autore e regista cinematografico (insieme stanno lavorando anche la trasposizione del romanzo per il cinema). Se quando si accostano le parole catastrofe e California viene in mente subito lo spauracchio del Big One, sappiate che qui di terremoto non vi è traccia, panico e terrore sono legati al prosciugarsi della risorsa più preziosa per l’essere umano: l’acqua, e se è vero che questa è più pregiata dell’oro e che senza di essa ogni forma di vita sarebbe impossibile, la situazione della California in Dry assume contorni apocalittici, peggio che in 28 giorni dopo o World war Z. I temi dell’ambientalismo e dello spreco facile sono facilmente scavalcati dalla contingenza degli eventi, si è già oltre, ci si ritrova catapultati nell’abisso arido del giorno dopo la catastrofe, quando a prevalere sono l’istinto di sopravvivenza e quello predatorio, quando il panico morde la gola riarsa, il terrore accartoccia le viscere e tutto diventa lecito, quando a contare è solo la propria vita e quella dei propri cari. Nota vincente di Dry è la capacità di instillare nel lettore il timore che tutto questo possa davvero accadere, ovunque e da un giorno all’altro, tanto da spingerlo a razionare le scorte d’acqua e a chiudere il rubinetto mentre si spazzola i denti.



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