Due milioni di baci

Due milioni di baci

Francesca, soprannominata Wondy, donna coraggiosa e rompipalle, è morta dopo una lunghissima lotta contro il cancro, lasciando il marito Alessandro - giornalista radiofonico con la passione per la scrittura e per il teatro - e due figli. Uno è Mattia, il “lungagnino” che tra un allenamento di basket ed una passeggiata tra i boschi riesce a spiazzare il padre con la sua domanda diretta: “Secondo te, per un bambino della mia età, è meglio se muore la mamma o il papà?”. Poi c’è Angelica, che sta per cominciare il percorso delle scuole medie, misteriosa ed impenetrabile adolescente, capace di passare dalla felicità all’incazzo più totale con la rapidità di un fulmine e che ama farsi fare “i grattini” dal padre al mattino appena sveglia. È difficile crescere due figli da solo, quando a volte ci si sente come “una gabbia vivente, le costole al posto delle inferriate, la bocca un lucchetto, chiuso a doppia mandata”. La quotidianità di Alessandro e di questa famiglia imperfetta è segnata dalle chat di soccorso con Chiaretta e Saretta, le “amiche del riccio”, dalla presenza di Jessica - insostituibile vicina di casa, sempre disponibile al bisogno – dalle scritte improbabili (“A settembre prendere un gatto, lo chiameremo Mojito in onore di mamma. Non cancellare!!!”) sulla lavagna vicino al frigorifero, su cui si appuntano le cose importanti da fare. Inoltre, c’è la necessità di essere – oltre che padre – ancora figlio di una mamma anziana, che per la prima volta ha bisogno della sua presenza costante e delle sue attenzioni. E mai come in questo momento la rete di protezione costituita dal gruppo di amici inossidabili si rivela provvidenziale e assolutamente necessaria. Poi ci sono le cene improvvisate, le cene in solitaria, quando i bambini sono dalla nonna ed Alessandro può finalmente ricaricare le pile o cercare di conoscere meglio Giorgia, e le litigate con i figli, puntualmente archiviate con un bacio. Eh già!! i baci…. Alessandro ha cominciato quasi per gioco a tenere il conto dei baci che dà, coinvolgendo in questa conta i due ragazzi, che a volte litigano su chi ne abbia ricevuti di più…

Dopo Mi vivi dentro, pubblicato dopo la morte della moglie Francesca Del Rosso, giornalista, scrittrice e blogger, Alessandro Milan torna a parlare di resilienza e lo fa attraverso lo strumento che meglio conosce: la sua famiglia a metà. La sua vita è cambiata, sono cambiati i ruoli, le scelte hanno smesso di essere del tutto personali ma coinvolgono chi gli è vicino ed ha bisogno di essere protetto e rassicurato. Ed è proprio in questo momento che le piccole cose – un bacio, un abbraccio, un grattino – diventano medicina quotidiana che lenisce il dolore e cura le ferite. Piccoli gesti che la vita vissuta sempre di corsa, il dare tutto per scontato, l’indifferenza hanno sminuito, relegandoli agli ultimi posti in ordine di importanza nella nostra classifica delle “cose” necessarie. La nostra vita e quella di chi ci è o ci è stato accanto scorre con una rapidità che spesso si finisce per ignorare e diventa doloroso accorgersi troppo tardi di non aver dimostrato pienamente i nostri sentimenti a chi abbiamo amato e a chi ci ha amato. Ecco che riaffiorano i ricordi del fratello Paolo, malato di mente ed invalido al cento per cento, vissuto sempre nel suo mondo parallelo e morto durante il periodo in cui anche Francesca stava combattendo la sua durissima battaglia contro la malattia; del papà di Alessandro, morto cinque anni prima di Paolo. Il rimedio allora è abbracciarsi ora, quando se ne ha la possibilità, senza procrastinare… darsi “due milioni di baci o anche più” ora, scandire le giornate con quei gesti di affetto che fanno bene al cuore di chi li riceve, ma soprattutto di chi li fa. E non si tratta di argomentazioni presentate in modo sdolcinato: la lettura è insieme divertente, ironica, scorrevole e profonda; lo stile è semplice e pare quasi di far parte di questa famiglia un po’ acciaccata e sgangherata, ma vera. “Alino” Milan è prima di tutto un giornalista e riesce con il linguaggio diretto, proprio di chi sa fare bene questo mestiere, a toccare con leggerezza impalpabile ma in maniera definitiva le corde più profonde dell’anima.



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