Due vite

Due vite

Rocco Carbone era destinato, col tempo, ad assomigliare sempre più al suo nome: ostinato e rigido come una concrezione minerale. Per tutti i suoi quarantasei anni era stato tosto e atletico, spigoloso nei lineamenti e sobrio nel vestirsi. I mobili, nella sua ultima casa di Monteverde Vecchio a Roma, erano ridotti all’essenziale e le pareti candide erano spogli di quadri e ornamenti. Nel 1995, Rocco, Emanuele e Pia si erano recati al Musée d’Orsay, che da poche settimane aveva svelato la sua nuova acquisizione: l’Origine del mondo di Courbet, appartenuto in precedenza a Lacan. Di fronte a quel dipinto tanto potente quanto ridotto di dimensioni, Rocco era rimasto estasiato. Courbet era riuscito a rappresentare senza ombra di retorica l’organo sessuale femminile, con una limpidezza tale da spazzare via qualsiasi moralismo. La vita di Rocco era da sempre lacerata dalla complicazione e dall’incertezza dei significati: anche lui cercava con perizia spasmodica la stessa semplificazione del quadro di Courbet... Pia Pera aveva un’inclinazione naturale alla protezione e all’accudimento di esseri umani, animali e vegetali. Era “una persona intensa, dotata di un’anima prensile e sensibile, incline all’allusione, facile a risentirsi”; era sfrontata e timida al tempo stesso. A volte viaggiava da Milano a Roma per impegni legati al suo lavoro di traduttrice e studiosa di letteratura russa – spesso accompagnava scrittori e artisti venuti in Italia per promuovere il proprio libro – e si fermava a trovare Rocco ed Emanuele. In materia sentimentale Pia era tanto masochista quanto Rocco era sadico e proprio questo fu il segreto della loro limpida amicizia. A cinquantacinque anni, Pia scopre di essere affetta dalla SLA: il calvario che la condusse allo spegnimento progressivo fu un viaggio nella sua sostanza solitario e distaccato...

Due vite esce a un anno di distanza dall’ultimo romanzo di Emanuele Trevi, Sogni e favole (Ponte alle Grazie, 2019), considerato dalla critica un non-romanzo che porta a compimento un percorso autoriale caratterizzato dall’armoniosa compresenza di autobiografismo, narrazione, critica letteraria e metaletteratura. Si può dire che nel suo nuovo non-romanzo Trevi prosegue sulla rotta tracciata, ma con un differente vettore di movimento: a indirizzare il percorso della memoria sono i ricordi legati a due scrittori scomparsi prematuramente, Rocco Carbone e Pia Pera. Trevi instaura un dialogo a distanza con i fantasmi degli amici, la cui assenza risuona come qualcosa di assolutamente presente nella distanza che separa la vita dalla morte. Non si tratta di biografie ricche di dettagli o momenti topici, perché secondo Trevi “più ti avvicini a un individuo, più assomiglia a un quadro impressionista, o a un muro scorticato dal tempo e dalle intemperie [...]. Ti allontani, viceversa, e quello stesso individuo comincia ad assomigliare troppo agli altri”. Due vite è il racconto di due esistenze osservate dalla “distanza giusta” per catturarne l’unicità. Rocco Carbone, morto tragicamente in seguito a un incidente in motorino, scriveva romanzi “come se scavasse una galleria in una montagna di dolore, di sconforto”, mentre Pia Pera traduceva i classici russi e raccontava con grazia il suo amore per i giardini. Raccontando i suoi amici, Trevi racconta molto di sé e della sua nostalgia, ma allo stesso tempo evoca i loro spiriti, attirati magneticamente dall’atto della scrittura. Due vite è in definitiva un dialogo a viso aperto e non mediato con le anime trapassate di Rocco e Pia, che hanno l’occasione di riaffiorare e parlare di sé attraverso le parole di chi scrive per ricordarli.



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