Economia sentimentale

Economia sentimentale

È il 21 marzo 2020. Il Presidente del Consiglio dei ministri è nuovamente in diretta TV, accompagnato questa volta da una signora che, con il linguaggio dei gesti, traduce le sue parole per chi non è in grado di sentirle. Si è deciso di rallentare il motore produttivo del paese, consentendo l’apertura solo delle filiere produttive e dei servizi di pubblica utilità. Tutto il resto verrà chiuso. Edoardo si porta le mani al volto e scuote ripetutamente la testa, dicendo tra sé e sé che non è possibile. Poi, anche se è buio, esce in giardino e comincia ad annaffiarne la terra già umida delle piante. Sa perfettamente che questa chiusura del mondo del lavoro e dell’industria è una soluzione estrema dettata dalla necessità di fermare l’aumento del contagio - non si può far finta di nulla, ogni giorno conta quasi un migliaio di morti e in alcune città i camion militari portano via le bare - e forse se la aspettava. Tuttavia, questo annuncio lo turba maggiormente rispetto a quello di pochi giorni prima, che ha imposto a tutti di rimanere in casa, consentendo uscite solo “per comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute”. Ma cosa accadrà a tutte le persone cui vengono chiuse le attività in cui lavorano? Tra l’altro per il momento ancora non si sa fino a quando queste disposizioni resteranno in vigore. Si tratta di un sacco di gente. Come faranno tutti a tirare avanti? Soffre terribilmente Edoardo, soffre come se avesse ancora il Lanificio T.O. Nesi & Figli, la sua fabbrica, anche se in realtà l’ha venduta già da una quindicina d’anni. Poi la rabbia si placa e, al buio, gli par di sentirla la voce di suo padre, che gli dice di lasciar perdere l’economia o l’Italia, ma di occuparsi della sua famiglia. E allora rientra, abbraccia la moglie e i figli e dice loro che tutto è a posto…

In un presente completamente straziato dalla pandemia, ragionare sul passato nel tentativo di individuare un possibile futuro. Edoardo Nesi, a dieci anni da Storia della mia gente, premio Strega 2011 in cui la crisi economica del settore tessile veniva raccontata con lucidità e schiettezza, torna a scrivere delle sue chiacchiere per strada con esperti di economia, amici e familiari, che raccontano i profondi mutamenti economici del nostro Paese e le conseguenze sulla vita di ciascuno. Sullo sfondo restano il virus, il lockdown e le implicazioni di un contesto completamente cambiato e di difficilissima gestione, mentre piccoli imprenditori, disoccupati, esperti di economia e voci fuori dal coro raccontano di una società sconquassata e piena di paura, così schiacciata dal peso del presente da correre il rischio di non vedere le possibilità offerte da tutti i domani possibili. Partendo da sé e dalla sua famiglia, in particolare dal ricordo del padre che, da solo, vale la lettura del libro, Nesi cerca di dialogare con diversi esperti, a vario titolo, ponendo loro le domande giuste, al fine di tracciare una serie di possibili futuri scenari che aiutino ad aprire un varco nell’oscurità del presente. Ecco, quindi, che una scienza all’apparenza fredda e distaccata, come può apparire ad un approccio superficiale l’economia, diventa materia viva, ricca di umanità, capace di raccontare la vita e la storia di ciascuno di noi. Diventa perciò sentimentale. Nesi – ex imprenditore pratese votato alla scrittura dopo aver venduto l’azienda di famiglia, arricchendo in questo modo il panorama letterario di una penna arguta ed estremamente interessante – racconta e vive con il lettore la crisi drammatica di un Paese intero, ma riesce a svelarne anche la speranza, che si nasconde nella bellezza, nella letteratura e nei libri, fondamentali e necessari, a suo dire, quanto l’ossigeno. E non si potrebbe essere più d’accordo.



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