Eguaglianza

Eguaglianza

Bianchi e neri, alti e bassi, ricchi e poveri. Gli individui sono uguali tra di loro e lo sono sempre stati? Per Antifonte l’eguaglianza è un “carattere naturale” dell’uomo, è sufficiente osservare la morfologia dei corpi per rendersene conto: tutti hanno mani, naso, bocca. Non la pensa così Aristotele che la considera una costruzione artificiale, determinata dall’evoluzione storica e creata per assolvere una funzione politica, quella di realizzare la democrazia. Chi va in altra direzione sono i Romani che pongono la questione al di fuori della sfera pubblica, importante è garantire condizioni eguali non tanto sul piano politico ma in quello privato, elaborando un “diritto eguale” nel quale il soggetto scompare dentro una forma astratta, dove non vengono riconosciuti i suoi diritti di persona ma quelli del ruolo che ricopre. A partire dal grande giurista Ulpiano, che afferma che “tutti gli uomini sono uguali”, e dal cristianesimo, per il quale gli uomini sono uguali in Dio, è riscoperto con forza il concetto di “persona”, che diventerà sempre più centrale sia per il rinascimento, sia per il giusnaturalismo, strenui sostenitori della naturalità dell’eguaglianza e della libertà dell’individuo. Questo non significa che le disuguaglianze sociali vengano meno. Bisognerà aspettare la rivoluzione francese e quella russa per vedere un concreto tentativo di cancellarle…

Nel prologo Aldo Schiavone lamenta che già dal secolo scorso sia andato gradualmente perduto il valore dell’eguaglianza quando invece lo si sarebbe dovuto mettere al centro della vita sociale. Per dargli il posto che gli compete è necessario recuperarne il significato, comprenderne le valenze – ideologiche ed etiche – e guardare a come gli uomini nel corso del tempo l’abbiano considerato. Partendo da queste prospettive è avviata un’accurata e profonda riflessione storica su come il concetto egualitario si sia sviluppato e abbia inciso sulla vita degli uomini. Dall’Atene periclea fino all’affermazione dell’istanze libertarie del ‘900, è analizzata l’evoluzione interpretativa del pensiero filosofico – da Aristotele e Platone a Locke e Hobbes, da Kant a Hegel e Marx – sull’essenza universalistica e politica di un principio innalzato a diritto e sui cambiamenti che esso ha provocato nell’ambito statuale attraverso discussioni ideologiche e, spesso, rivoluzioni cruente. Eguaglianza fa notare come si siano compiuti passi importanti per raggiungere una più piena parità giuridica, ma ribadisce anche che rimane un forte iato tra piano teorico e sostanziale, testimoniato da differenze socio-economiche ancora troppo ampie. Pensare di giungere a un’eguaglianza completa è un’utopia. Ma lavorare per diminuire le disuguaglianze, aggravatesi ulteriormente con la rivoluzione tecnologica, è un dovere. E questo affascinante e colto saggio indica la strada da percorrere per arrivare a un “equale più equo” che ci faccia entrare in una modernità autenticamente umanista.



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