Elegia americana

Elegia americana

Jackson è una cittadina che conta seimila persone nel cuore del distretto minerario posto a sud-est dello stato. I jacksoniani sono persone cordiali, salutano tutti e, se necessario, si aiutano tra loro. I nonni di J.D. hanno lasciato Jackson alla fine degli anni Quaranta e si sono trasferiti a Middletown, dove hanno allevato i figli e dove anche J.D. è cresciuto. I suoi nonni sono la cosa migliore che mai gli sia capitata nella vita. Hanno dedicato parte della loro esistenza a insegnargli quei valori profondi che, in genere, si imparano dai genitori. Nel suo caso, però, imparare qualcosa dai genitori non è stato per nulla semplice e, quindi, è spettato ai nonni impegnarsi per fargli acquisire fiducia in sé e offrirgli le opportunità per realizzare il sogno americano. Anche la nonna aveva grandi sogni, ma non ha mai avuto la possibilità di coltivarli. Il suo grande amore sono sempre stati i bambini: si è mostrata empatica nei loro confronti in ogni occasione possibile e non ha mai nascosto il suo odio profondo nei confronti di chi li maltratta. J.D. non riesce a capire da dove arrivi questo sentimento così intenso. Forse lei stessa è stata abusata da bambina? Oppure rimpiange la fine prematura della sua stessa infanzia? Chissà. C’è sicuramente una storia dietro un amore così profondo ed incondizionato, ma difficilmente i nonni gliela racconteranno mai. Certo è che la nonna ha sempre sognato di diventare avvocato difensore dei bambini, per dar voce a chi non l’aveva. Purtroppo, però, non ha mai realizzato il suo desiderio, forse perché neppure sa cosa significhi diventar avvocato. La nonna non ha mai messo piede in un liceo e ha partorito – e seppellito – un figlio ancor prima di poter prendere la patente. Nonostante le difficoltà della vita, tuttavia, i nonni sono sempre stati convinti che l’impegno – e in particolare quello lavorativo – conti parecchio e aiuti a ottenere ciò che si desidera, anche partendo, come è accaduto a loro, da una posizione parecchio svantaggiata...

L’America non è solo la Grande Mela, Washington D.C., San Francisco e il suo Fisherman’s Wharf. L’America non è solo mito della competizione e della ricerca forsennata del successo. Non è solo Wall Street e mercati finanziari. Esiste anche un’America meno conosciuta, una provincia povera in cui la possibilità di riscatto e lo sforzo di inseguire il fantomatico sogno americano sono ridotti al lumicino; una provincia fatta di disagio e di alcolismo, di tossicodipendenza e di famiglie allo sbando, di ristrettezze economiche e delinquenza diffusa. Ed è proprio quest’America più profonda e disperata – che antepone i sussidi e l’assistenza sanitaria alla corsa al successo, che crea famiglie già disgregate in partenza e trascina i figli in relazioni malate e, spesso, violente – quella che J.D. Vance, oggi venture capitalist di successo, racconta nel suo libro di memorie, ritratto del Midwest e della gente che lo abita: i redneck (colli rossi), i white trash (spazzatura bianca), gli hillbilly (non a caso il titolo originale del romanzo è Hillbilly Elegy). Gente povera, quindi, veri e propri bifolchi nei quali il pensiero trumpista la fa da padrone. Vance riesce a dosare con un certo equilibrio elementi autobiografici e informazioni legate a studi o statistiche, arricchendo il tutto con le proprie considerazioni personali, considerazioni di chi, nonostante tutto, ce l’ha fatta ed è riuscito ad affrancarsi da un destino già segnato in partenza. Una vicenda umana – che ha ispirato l’omonimo film, diretto da Ron Howard e con una fantastica Glenn Close tra i protagonisti – di forte impatto; uno spaccato reale dell’America degli ultimi decenni, raccontato senza indulgere nel sentimentalismo, piuttosto interessante anche se a volte disomogeneo e un po’ noioso. C’è qualche ripetizione di troppo che interrompe la fluidità della lettura, ma la storia offre, nel suo complesso, un onesto e vivido ritratto dei bianchi (gli hillbilly, appunto) della classe operaia americana, quella fetta di popolazione silenziosa all’interno della quale non ci sono cattivi, ma solo una sgangherata banda di bifolchi che cerca se non altro di sfiorare un qualsivoglia riscatto.



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