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Eredità

Eredità

Area metropolitana di Oslo. Bergljot è una donna intorno ai cinquant’anni e da più di venti ha deciso di chiudere i rapporti con i genitori, non sopportando più i continui scontri con la madre, aggressiva e ansiogena, né l’oscura presenza del padre, taciturno e rabbuiato. Ha due sorelle, Astrid e Åsa, e un fratello, Bård. Una mattina viene a sapere da Astrid che la madre ha preso un’overdose di pillole e la causa del gesto sembra sia la sfuriata fatta da Bård alla famiglia, quando è stato informato che i genitori lasceranno in eredità due belle case al mare esclusivamente ad Astrid e Asa. Anche Bård non frequentava più tanto i genitori da qualche anno, anche lui – come Bergljot – ritiene che da bambino e poi nel prosieguo della vita, è stato trascurato oppure ingiustamente punito. Il sottile equilibrio su cui si reggeva la vita di Bergljot fino a quel momento inizia allora a sgretolarsi, risucchiata suo malgrado nel contenzioso a colpi di e-mail infuocate che man mano si acuisce tra i suoi familiari, recuperando però i fili del rapporto con il fratello, infine affrontando la morte del padre che avverrà di lì a poco, accorgendosi che per lei la questione dell’eredità va ben oltre le sue premesse e affonda molto più dentro il passato. Con uno scavo incessante e doloroso della memoria e dell’anima, persino di notte, in interminabili ore di veglia che riesce a dominare solo bevendo grandi quantità di vino rosso, Bergljot si renderà conto che non è mai stata felice, che la causa della sua disperazione sono proprio i genitori, che allontanarli non è servito a farla stare meglio perché nessuno poteva restituirle l’infanzia, perché il vero problema è che “L’elefante nella stanza non veniva nominato […] Era come se io non esistessi, la mia storia non esistesse”…

Vigdis Hjorth (Oslo, 1959) è una scrittrice di lungo corso, con una trentina di libri al suo attivo, tra cui romanzi sia per bambini che per adulti. Già conosciuta e premiata in Norvegia, con Eredità ha travalicato i confini nazionali, imponendosi all’attenzione mondiale. Ciò che colpisce subito è la fluidità con cui l’autrice padroneggia sia i diversi piani temporali, passando dal flashback al presente senza soluzione di continuità, sia l’alternarsi del dialogo verso l’interno e verso l’esterno da parte della protagonista. Con squisita sapienza e con continui rimandi alla cultura europea, la Hjorth riesce a riprodurre il processo tramite cui l’essere umano riporta alla comprensione attiva ciò che è restato inerte – a volte rimosso oppure mistificato – al fondo della sua coscienza, quasi come una mina inesplosa, che mantiene comunque intatto il suo potenziale. E in effetti tutta la storia narrata in Eredità è materia incandescente, groviglio di azioni, di detti (e soprattutto non – detti) familiari, di colpa e di espiazione, di sotterranee e raccapriccianti rivalità. Al centro del fuoco e nonostante sia fragile perché piegata dalla vita, si erge potente la figura di Bergljot, personaggio femminile indimenticabile, di quelli complessi e semplici allo stesso tempo, come la Lila di Elena Ferrante, la Emma di Gustave Flaubert, la Isabel di Henry James, solo per citare qualche esempio. La sua forza di stare al mondo, il suo voler persino perdonare ciò che è imperdonabile, accettandolo infine come parte della propria storia, è la cifra della grande sensibilità umana della Hjorth, da annoverare tra le voci più alte del panorama letterario contemporaneo.