Fabrizio De André ‒ Ero più curioso di voi

Fabrizio De André ‒ Ero più curioso di voi

In trentacinque anni di carriera ‒ da Nuvole barocche (1961) ad Anime salve (1996) ‒, Fabrizio De André ha composto circa duecento canzoni. Una produzione non enorme, ma dal valore artistico elevatissimo, risultato di un attento e quasi maniacale studio su parole e note. Rispetto agli esordi, quando il testo era il protagonista assoluto dell’opera, con il passare del tempo il cantautore genovese ha rivolto una cura crescente alla musica, come ha dimostrato l’uscita di Crêuza de mä (1984), nel quale la lingua e i suoni concorrono in egual misura nel restituire le atmosfere e la complessità culturale del bacino del Mediterraneo. Tuttavia, come lo stesso De André ha dichiarato in più di un’intervista, i fatti e i personaggi sono sempre stati per lui il punto di partenza nel processo creativo, a cui, solo in un secondo momento, ha cercato di trovare la musica più adatta. E rileggendo oggi quelle storie, che di diritto sono arrivate ad affollare anche le antologie scolastiche, ci si rende conto facilmente di quanto l’autore abbia insistito, durante tutto il corso della sua vita, su alcune tematiche e componenti ben precise dell’umano vivere. Intorno a loro, gli assunti risultano tanto ragionati e le riflessioni tanto coerenti, che non è imprudente parlare di principi di un pensiero filosofico…

A più di quindici anni dalla morte di Fabrizio De André e dopo i numerosi riconoscimenti tributati alla profondità del suo messaggio, credevamo non ci fosse più tanto da dire o da scoprire su di lui. Ci ha smentito Mario Iaquinta, che ha dimostrato come la filosofia deandreiana presenti alcune curiose analogie con quella di Michel Foucault, filosofo francese attivo nella seconda metà del Novecento. Con la sua prima grande opera (Storia della follia nell’età classica, 1961), e poi per tutta la vita, Foucault si è occupato di follia, del rapporto della società con i folli e del loro essere dileggiati e tenuti al margine. E chi, se non dei folli, dei condannati dello spirito borghese, sono Il fannullone (1963) Il matto (1971), l’innamorato, protagonista di Dolcenera (1996), cantati da De André? Costanti del pensiero di Foucault sono poi il sesso e il rapporto con il potere, che ritornano, sostenute da considerazioni sorprendentemente simili, nel cantautore genovese. Interessante anche il fatto che opere del filosofo francese e canzoni di De André siano vicine non solo concettualmente, ma anche temporalmente. Tra i vari esempi, Sorvegliare e punire. Nascita della prigione, il libro in cui Foucault parlò per la prima volta della “microfisica del potere” (la capacità del potere di modellare i corpi fino a renderli docili), uscì nel 1975, a due anni di distanza da Storia di un impiegato, concept album costruito intorno al tema del potere e dei suoi meccanismi. Il parallelo De André/Foucault, cuore del volume di Iaquinta, è preceduto da un lungo preambolo sulla forma-canzone, che risulta però piuttosto semplicistico e non indispensabile per la fruizione di ciò che seguirà. Pleonasmo che viene comunque totalmente riscattato dalla seconda e suggestiva parte del libro.

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