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Fare fuoco

Fare fuoco

Anita è appostata in una cabina telefonica e da lì controlla la situazione, non le sfugge niente. Il Rosso arriverà alle sette in punto. Orlando invece si trova già tra quei palazzoni dietro ai quali si vedono, in lontananza, le fabbriche della grande città di T*. Il Rosso arriva puntuale, puntualissimo, allora Orlando lo raggiunge e insieme suonano il campanello della coppia di anziani che aprirà senza chiedere chi è. A quell’ora aspettano la donna di servizio. Hanno pianificato tutto, e infatti, superato il cancello ecco uscire dal portone il loro obiettivo, un giornalista. Ma la pistola del Rosso si inceppa, allora è Orlando che tira fuori la sua e spara una, due, tre volte alle gambe dell’uomo. Le urla sono terribili e Orlando non se lo aspettava. Orlando ha lasciato la casa e i genitori nel suo paesino sulla costa adriatica perché sentiva che era necessario fare qualcosa per cambiare il mondo. Ha preso quel nome, il nome del nonno, e si è unito all’organizzazione. Insieme al Rosso, un omaccione grosso del sud che legge sempre, e ad Anita, una giovane rivoluzionaria che si aggira mezza nuda nell’appartamento che condividono. Insieme a loro studia le azioni nel minimo dettaglio: prima un giornalista, poi un capo operaio, e poi un sindacalista. Tutti colpevoli di non condividere il progetto della rivoluzione operaia, e la punizione non può che essere violenta perché ne vale la pena, perché Orlando crede davvero che esista «da qualche parte una via d’uscita, un barlume, una vita da poter scegliere e non solo subire»...

Fare fuoco, di Daniele Garbuglia, è un romanzo che racconta da vicino, da vicinissimo, la breve storia di Orlando come terrorista. Orlando è un ragazzo cresciuto in un paese di provincia sulla costa adriatica che decide di abbandonare un’esistenza prevedibile, per andare a combattere in prima linea, unendosi a una cellula delle Brigate rosse. Non bisogna però pensare a questo romanzo come a una semplice ricostruzione storica di fatti realmente accaduti, visti attraverso la storia di un giovane idealista. Sì, il romanzo di Garbuglia ricostruisce quel mondo degli anni ‘70 fatto di giornali, edicole, tram, palazzoni e cabine telefoniche, quel mondo che è stato il teatro degli attentati delle BR, ma fa molto di più: compie un’analisi minuziosa dello sconvolgimento mentale e fisico che subisce chi arriva a usare la violenza per promuovere i propri ideali, sottoponendoli così alla più estrema delle prove. Garbuglia fa questo usando uno stile minimalista, teso, così come è sempre tesissimo Orlando, la cui storia viene raccontata da tre punti di vista: infatti nel corso del romanzo il narratore passa dalla prima alla seconda, fino alla terza persona. In questo modo conosciamo il suo passato e il suo presente; il primo plasmato da una visione del mondo netta, in cui ci sono i lecchini, i servi del potere, e chi invece lotta come fa lui; il secondo molto più torbido e annebbiato dallo sconvolgimento che subisce nel corpo quando ripensa alle urla di quelle persone che ha punito.