Salta al contenuto principale

Fatti non foste a viver come robot

Fatti non foste a viver come robot

La stampa 3D, che consente la produzione di oggetti tridimensionali, si sta oggi evolvendo verso il 4D, e la quarta dimensione è il tempo: avremo oggetti che, dopo la loro creazione, si modificheranno adattandosi a condizioni ambientali o a stimoli esterni. Altrettanto sofisticato è lo Iot, Internet of Things, che prevede “cose” connesse tra loro e con gli esseri umani. Strutture e materiali saranno inoltre miniaturizzati fino a raggiungere dimensioni paragonabili a quelle di un singolo atomo: è il settore delle nanotecnologie, strettamente connesso con quello delle biotecnologie, prodotti ibridi fra natura e ingegneria che, grazie ai progressi della genetica, promettono di affrontare e sconfiggere mali oggi incurabili e di risolvere questioni globali come la carenza di cibo. Poiché saranno enormi i volumi di big data raccolti con queste attività sarà necessario ricorrere ai processori quantistici, i cosiddetti supercomputer. La loro potenza è di 200 milioni di miliardi di calcoli al secondo: un traguardo impossibile per un cervello organico. Negli ultimi dieci anni, in tutto il mondo, l’utilizzo di robot industriali (dotati di intelligenza artificiale) è triplicato; il loro impiego non riguarda solo la manifattura, ma anche le consegne a domicilio e, presto, l’attività di assistenza negli ospedali o negli hotel e ristoranti. Nel frattempo, ci sposteremo con veicoli a guida autonoma e avremo dispositivi che apprendono in autonomia, che migliorano le proprie prestazioni quasi come un bambino che impara dall’esperienza e dagli errori. Nella finanza, ma non solo, la tecnologia dominante sarà quella della blockchain, un sistema pubblico, basato sulla fiducia, per lo scambio di informazioni e di beni. Il nuovo volto del mondo sarà dunque più digitale, più veloce, ibrido. In una parola, smart. E non mancherà la realtà aumentata o realtà virtuale, una dimensione artificiale e senza confini fisici già in parte utilizzata a scopi didattici e di intrattenimento, ma dalle potenzialità illimitate...

Si parla spesso, ancora, del rapporto fra uomo e macchina in chiave conflittuale, talvolta bellica. E si insiste a delineare la colossale carica innovativa degli ultimi anni come uno tsunami, un evento inatteso e travolgente. Perché tralasciamo, in questo ragionamento, il ruolo e le responsabilità dell’uomo? Se davvero il progresso è ingovernabile, non basterebbe semplicemente fermarlo? Qualcuno ci provò, alla fine del XVIII secolo: si trattava del movimento luddista che, tutto sommato, non ha lasciato strascichi culturali importanti. Arrestare l’avanzare della civiltà e le rivoluzioni della scienza non è davvero mai una buona idea. Occorre invece governare i processi del cambiamento, in particolare nelle fasi di transizione fra un’era tecnologica e l’altra. È il monito – ma contiene anche qualche utile ricetta – dell’autore di questo saggio, Marco Magnani, economista impegnato in prestigiosi istituti di ricerca e aziende internazionali, collaboratore anche de “Il Sole 24 Ore”. L’innovazione ha da sempre diminuito la fatica umana, aumentando le possibilità di crescita per un numero sempre più ampio di persone, ma non è detto che andrà sempre così; anzi, secondo Magnani, “ci sono elementi che inducono a non escludere che questa volta le cose potrebbero andare diversamente”. Se ci sarà più o meno lavoro, se il benessere sarà per tutti, se tanto progresso sarà sostenibile per l’ambiente non sono questioni delegabili alla sfera di cristallo. Il rischio sarebbe enorme: una crescita senza occupazione, per esempio. Il saggio compie un viaggio nella storia delle innovazioni e nella loro influenza sull’economia e si spinge a suggerire alcune proposte per un futuro equo e sostenibile, come la formazione gratuita e obbligatoria per tutti, investimenti per facilitare il passaggio dall’università al lavoro e all’imprenditorialità e nuovi modi di ridistribuire il reddito. Il punto d’arrivo “estremo”, in questa ideale, seppur ragionata, prospettiva è di delegare il lavoro e la produzione alla macchina e permettere agli esseri umani più tempo libero, ozio creativo e, non ultimo, un reddito universale. Magnani racconta come, sul piano teorico, questo obiettivo abbia impegnato le menti migliori dell’economia e della sociologia, da Keynes e Luigi Einaudi, da Federico Caffè ad Amartya Sen, fino alle provocazioni di Bill Gates sulla tassazione per i robot. Se ne deduce che perseguire l’uguaglianza abbia costi ingenti, proibitivi. “Le idee per affrontare la sfida delle innovazioni all’occupazione – secondo il saggista – presentano la difficoltà di dover reperire coperture finanziarie. La buona notizia è che la strada da percorrere dipende in gran parte dall’uomo e dalle sue scelte”.