Fattore Z

Fattore Z

Otto di mattina. Un uomo entra in una stanza vuota, bianca. C’è solo un contatore digitale a sei cifre che segna dei numeri in nero: 993. 907. Si chiama Padre Sandro ed è un prete missionario. Un minuto dopo entra un’altra persona. Una ragazza: si chiama Zoe e ha l’AIDS. È una malata terminale. Tira fuori una sigaretta e si mette a guardare il prete e la stanza. Il contatore segna 993.893. Alle otto e due minuti entra Nick, un ex rocker erotomane e fuori di testa. Temporeggia, appoggia la custodia della sua chitarra a terra e la spinge al centro della stanza. Tutto quel bianco gli dà fastidio, nonostante gli occhiali da sole. 993.887. Ad entrare per ultima è Pam, una scienziata di fama internazionale con il quoziente intellettivo di 200 e una quinta di reggiseno che a breve probabilmente prenderà il Nobel per le sue ricerche in campo genetico. Le tre persone nella stanza la guardano e nessuno parla. Lei vede il contatore: 993.869. Cosa ci fanno in quella stanza monocromatica? Si trovano all’interno di un reality show o forse di un esperimento? Nessuno sa la risposta: forse è meglio iniziare a conoscersi, parlare, magari cercare di capire il motivo per cui si trovano lì. Nel frattempo i numeri del contatore si avvicinano inesorabili allo zero…

Claustrofobico, misterioso, folle. Fattore Z dello scrittore e ingegnere di Cesena Alessandro Casalini è un fanta-thriller psicologico che si svolge interamente all’interno di una stanza completamente bianca in cui quattro sconosciuti si trovano senza conoscerne il motivo. Non si sa nulla di loro, così iniziano a raccontarsi, a sciorinare le proprie esperienze, i propri scheletri nell’armadio. Ma il tempo passa e quell’inquietante contatore resta lì, sospeso ed implacabile nel mostrare i suoi numeri in caduta libera. Qual è il significato di quei numeri? Se lo chiedono Padre Sandro, Nick, Pam e Zoe, e se lo chiede il lettore, divorato dalla curiosità, inchiodato dall’inconsapevolezza. È un bell’esperimento letterario, quello di Alessandro Casalini, che ci fa pensare subito a pellicole quali Saw II e Cube; un romanzo denso nella sua brevità, costruito come una sceneggiatura, ricco di dialoghi e introspezione psicologica, alienante, sopra le righe a volte, che scava la mente umana e la mette a nudo, mostrandone tutti i lati oscuri. E nonostante lo stile non sia sempre controllato e la scrittura a volte risulti essere sopra le righe (soprattutto nella forzatura di alcuni dialoghi), Fattore Z si rivela una lettura originale, ricca di suspense, con un ritmo che nel finale diventa forsennato: solo allora le tessere del puzzle troveranno la loro giusta collocazione; solo allora al lettore verrà rivelato il significato di quegli strani numeri; solo allora si avranno gli strumenti per svelare il mistero che si cela dietro ad un titolo così enigmatico.



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