Feel good

Alice è piuttosto graziosa, alta e robusta. È una di quelle quarantacinquenni al cui passaggio molti uomini, anche decisamente più giovani, si voltano regolarmente a guardare. Ha venduto scarpe per venticinque anni: scarpe da donna, da bambino e da uomo, mocassini, scarpe con il tacco alto e sneakers. Ha imparato fin da piccola che avere soldi è decisamente meglio che non averne. È cresciuta in un appartamentino di due stanze insieme alla madre e al padre. La madre, dopo aver fatto la commessa per una decina d’anni in un discount che poi ha chiuso, non ha più trovato lavoro ed è rimasta a casa; il padre è stato insegnante di ginnastica fin quasi alla sua morte, avvenuta, a causa di un cancro fulminante alla pleura, quando Alice aveva dodici anni. All’età di otto anni Alice ha conosciuto Séverine, la compagna di banco diventata ben presto la sua migliore amica, attraverso la quale è entrata per la prima volta in contatto con l’indolenza che il benessere materiale regala a chi ha i soldi e non deve affannarsi nella vita. A casa di Alice, invece, si è sempre vissuti “al limite”, anche se in realtà i suoi genitori non le hanno mai fatto mancare nulla di ciò che era essenziale. Quando è stata assunta come commessa - con un contratto a tempo pieno e uno stipendio di milletrecento euro netti al mese - nel negozio di scarpe Bocacci, ha potuto finalmente lasciare l’appartamento in cui è cresciuta per andare a vivere da sola. Ha arredato il nuovo nido poco per volta, soprattutto con mobili acquistati all’Ikea e, in quella nuova casa, nel tempo sono passati diversi ragazzi: Nicolas, con cui è durata due anni, Marc per una sola notte e Nathan, con cui è durata sessantaquattro giorni. Nathan se ne è andato da casa sua e dalla sua vita quando lei gli ha comunicato di essere incinta. Ora vive sempre nello stesso appartamento insieme ad Achille, un bel bambino al quale vorrebbe offrire un’infanzia diversa rispetto alla sua. Ma non è affatto semplice…

Quando la precarietà ti prende sottobraccio e diventa unica compagna di vita; quando gli anni cominciano a sommarsi gli uni agli altri e si assapora la mortificazione del fallimento; quando si respira a pieni polmoni la rabbia di non riuscire a offrire ai propri figli quel benessere che si è sempre sognato anche per sé; quando ci si guarda allo specchio e, in fondo agli occhi, non si nota null’altro se non una banale mediocrità; quando la vita non fa sconti e si tira avanti con fatica, senza slancio e quasi per inerzia. Quando l’istantanea della propria realtà è questa e non si ha più nulla da perdere, ecco che unire le forze, mostrare il proprio coraggio e buttarsi in un progetto tanto improbabile quanto ambizioso può davvero fare la differenza. Il nuovo romanzo di Thomas Gunzig - scrittore e sceneggiatore belga classe 1970 - racconta con pungente ironia, spesso amara, la vita e le sue difficoltà, la superficialità e le finzioni di cui spesso è infarcita, il ruolo della letteratura e dell’universo editoriale, i danni legati all’uso sconsiderato dei social. E racconta anche di come il coraggio e la risolutezza, anche quando tutto sembra essere alla deriva, possano mutare il corso del destino. Alice e Tom, i due protagonisti, vivono di piccoli espedienti per barcamenarsi: lei, perso il lavoro di una vita, prova anche a prostituirsi e a rapire una neonata - con scarsi e comici risultati - per mettere insieme il pranzo con la cena, almeno per il figlio; lui è il classico “piccolo” scrittore che vive di modesti anticipi e collaborazioni pagate pochissimo e di scarso valore. Due sfigati, insomma, che quando si incontrano, uniscono i loro sogni e alimentano l’illusione di dare una svolta alla propria vita, attraverso un’operazione temeraria e pretenziosa: conquistare pubblico e critica con una storia rassicurante e consolante, un bestseller “feel good”. Con uno stile spassosissimo e crudo allo stesso tempo, Gunzig offre al lettore, attraverso i suoi personaggi, il suo personale punto di vista sulla precarietà dell’esistenza, sulla fragilità umana, sulla lotta per la sopravvivenza e sul ruolo dell’editoria e degli scrittori nella realtà odierna. Una commedia del nostro tempo, quindi, ammantata di satira, in cui trova spazio anche l’amore, inteso come condivisione di tutto, anche della sfiga più nera.

LEGGI L’INTERVISTA A THOMAS GUNZIG



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER