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Fieno falciato

Fieno falciato

Torino. Dopo aver passato cinque anni a Parma a farsi le ossa con spacciatori e cibi contraffatti, la poliziotta Gioia Treves è tornata nella sua città e la prima persona che ha incontrato è il commissario Alberto Canale, Berto, il suo capo, il suo mentore, colui che per lei è stato più di un padre e che ora, a causa di un male incurabile, sta per andarsene. Durante una notte in cui è caduta in un sonno profondo, abbattuta dallo Xanax, Gioia riceve la telefonata di un suo collega, il quale gli dà una notizia tremenda: al campo numero 4 del Tennis Club di Moncalieri è stato trovato il cadavere di un ragazzo, Pietro Canale, il figlio di Berto. Probabilmente è morto per una malore, dato che Pietro era asmatico, ma forse si tratta di un omicidio. Non vi sono segni sul corpo e si sospetta di un avvelenamento. Giunta sul posto, Gioia prende subito in mano le indagini e mette in moto le sua dote speciale: quella che chiama la “Junk Memory”, il talento per cui è stata assunta in polizia, un’impressionante ed involontaria capacità di memorizzare ciò che vede e sente, compresi i minimi dettagli. Così la poliziotta scopre che Pietro, un geniale studente di chimica che stava lavorando ad un progetto importante e che stava aspettando un figlio dalla sua compagna, è stato ucciso da qualcuno…

Romanzo d’esordio dell’autrice torinese Silvia Corsi, Fieno falciato è un noir psicologico in cui il giallo e il nero si fondono dando vita ad un romanzo in chiaroscuro, avvolto dalle nubi di un passato doloroso e dalla nebbia di un’indagine che sin dall’inizio si rivela complicata. La protagonista, Gioia Treves, è un personaggio dal vissuto doloroso: la perdita prematura dei genitori in un caso di omicidio-suicidio e un’adolescenza fatta di droghe e ribellione. Poi la luce, palesatasi nella persona del commissario Alberto Canale, l’unico che sin da subito ha creduto in lei, spingendola ad entrare in polizia. Attraverso la narrazione in prima persona, Silvia Corsi trascina il lettore nei luoghi più intimi del suo personaggio, mettendolo a contatto con le sue paure, le sue manie, le sue ossessioni. E l’indagine per l’omicidio di Pietro Canale diventa occasione per Gioia di riscoprire il suo passato, i luoghi in cui ha vissuto il proprio inferno: si viene a creare, in questo modo, una struttura narrativa in cui è netta la percezione di un dentro, di un “io” ripiegato su sé stesso, mascherato da una freddezza che la protagonista definisce il “Grande Freez”, e un fuori che ci restituisce una Torino che nel corso degli anni ha mutato radicalmente il proprio aspetto; una città che è diventata multietnica e multiculturale e che spesso, a causa di queste differenze, è teatro di scontri e disordini. Solo nel finale Gioia Treves riuscirà a risolvere l’indagine, e Fieno falciato si rivelerà un romanzo ben scritto, sorretto da un ritmo incalzante e da uno stile che spesso ricorre a espressioni dialettali in funzione più espressionistica che mimetica; un romanzo che avrebbe sicuramente meritato un maggiore attenzione in fase di revisione ed editing.