Figure nel salotto

Figure nel salotto

Nella Calle Juramento di Buenos Aires vive una ragazza di diciassette anni, che nutre la propria giovane fantasia di letture e sogni ad occhi aperti, circondata dagli affetti familiari. Durante un temporale notturno, la luce dei fulmini illumina improvvisamente la finestra della casa di fronte e lei, attenta osservatrice, coglie l’immagine astratta di tre ombre femminili – da subito, nella sua mente, “tre sorelle” – intente in gesti immobili, come in un quadro, sedute nel salotto di casa a scambiarsi un muto dialogo. Da quel momento e nei giorni a venire, la ragazza prenderà a spiarle in continuazione, anche seguendole di nascosto quando le vede uscire, immaginando su di loro una storia, tra frammenti di realtà e larghi spazi di sbrigliata invenzione. Una in particolare, di quelle tre figure remote, accende la sua ossessione, perché la ritiene somigliante a se stessa. Le sembra che abbia un potere malsano sulle altre due compagne, che le costringa a mantenere un segreto terribile, di cui sarebbe l’unica colpevole, e arriva a desiderare di ucciderla. Finché una mattina sembra accadere qualcosa di concreto, la narratrice ha seguito le tre donne all’ufficio postale, carpisce la notizia di un misterioso appuntamento. Forse realtà e sogno non sono dimensioni così distanti…

Norah Lange (Buenos Aires, 1905 – 1972) faceva parte di un gruppo avanguardistico, composto tra gli altri anche da Jorge Luis Borges (che di lei, pare, fosse innamorato) e Oliviero Girondo (che ne fu il marito), le cui riunioni avvenivano nel caffè letterario “Richmond”, sulla Calle Florida della capitale argentina. Il suo Personas ne la sala fu pubblicato in lingua spagnola per la prima volta nel 1950 e le valse il premio dell’Associazione Scrittori Argentini, ma si impone all’attenzione internazionale solo nel 2018, con l’edizione in inglese. La prosa della Lange, morbida e avvolgente, è stata definita “ultraista”, caratterizzata da immagini che oscillano tra crudeli visioni - come quella del cavallo in agonia sulla strada, di cui la protagonista osserva la morte - e simulacri di quotidianità (spesso solo ombre, anche se amate) circoscritta nel breve spazio dove si consuma la maturazione di una giovane donna che non ha altri stimoli se non il proprio sguardo, diventato creatore di mondi, e l’intelligenza empatica. Si tratta di scrittura femminile, nel senso profondo del termine, dove gli eventi interiori sono epifanie miliari, così concrete da plasmare non solo la psiche dei personaggi, ma anche il loro perimetro esterno. Al termine della gradevole lettura, resta la sensazione che il mistero non si sia svelato, che il fascino di questo romanzo abbia la forma di un labirinto, senza via d’uscita, in coerenza con l’idea che l’autrice ha messo in scena sul significato dell’essere donna.



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