Fragile

Fragile

Una vita sulle montagne russe, così la si può definire. Una vita sulle montagne russe con un solo obiettivo: essere il numero uno. Essere il numero uno è difficile, ma non impossibile. Per arrivare a sbaragliare tutta la concorrenza bisogna saper stringere i denti, respingere i colpi bassi e imparare a darli, seguire il percorso con una determinazione di ferro e credere in se stessi. Ma sempre nella consapevolezza che ciò può non bastare. Nella vita di Marco Van Basten c’è questo e tanto altro, l’esaltazione di un uomo che è stato in grado di vincere ripetutamente titoli ambitissimi, sia di squadra che individuali, ma anche la fragilità di una persona che ha cercato per quanto possibile di dribblare la notorietà così come dribblava i suoi avversari, con estrema naturalezza, e che ha cercato a lungo di convivere con una caviglia ballerina che, col tempo, ha finito per inficiare le sue prestazioni portandolo a un ritiro prematuro in uno stadio pieno di commozione e gratitudine. Dal punto più basso però si può ripartire, e Marco c’è riuscito, prima come allenatore e poi come commentatore TV e ambasciatore del calcio UEFA. Ogni storia però ha un inizio, e questa inizia proprio da una famiglia olandese come tante, innamorata dello sport e, soprattutto, del calcio...

Eccola finalmente! Dopo il grande successo riscosso all’estero, è giunta anche in Italia l’autobiografia di Marco Van Basten, centravanti del grande Milan a cavallo tra gli anni ‘80 e ‘90, Campione d’Europa con l’Olanda nel 1988 e per ben tre volte Pallone d’Oro. Insomma: uno dei più grandi calciatori della storia. Eppure il Cigno di Utrecht – così è stato soprannominato per l’eleganza e la flessuosità dei suoi movimenti – non ha avuto una carriera molto lunga, conclusasi il 18 agosto del 1995 sul prato di San Siro, a soli 30 anni, dove ha fatto il suo ultimo giro di campo ufficializzando un ritiro che era già nell’aria da un paio d’anni, visto il pressoché nullo numero di partite giocate tra il 1993 e il 1995. Tutta colpa di quella maledetta caviglia, una caviglia che lo tormenterà da sempre, sin dai primi passi mossi nelle giovanili dell’Ajax, e che gli farà talmente male da impedirgli, in alcune fasi della sua vita, addirittura di compiere le azioni più semplici. In questo libro l’autore, coadiuvato nella redazione dal giornalista Edwin Schoon, mette a nudo tutto se stesso raccontando una storia di successi (tanti) e sconfitte (poche, ma brucianti), soddisfacendo la curiosità non solo del tifoso milanista ma di ogni appassionato di calcio che si rispetti. Gran parte della biografia si concentra sull’ascesa e sul declino del Van Basten calciatore, dagli inizi in cui voleva cambiare ruolo per non essere massacrato di calci, fino alle continue operazioni e alle infruttuose riabilitazioni che lo hanno costretto ad arrendersi, passando per le notti magiche che hanno portato il Milan e l’Olanda sul tetto d’Europa insieme ai compagni Gullit e Rijkaard. Altrettanto interessante è stata comunque la vita del Van Basten post-ritiro, perché dopo quel maledetto giro di campo con il giubbotto di renna e l’allenatore Capello in lacrime in panchina, Marco Van Basten è riuscito a togliersi qualche soddisfazione anche come coach, allenando team prestigiosi come Ajax, Heerenveen e nazionale olandese, senza trascurare la vita familiare e il golf,altra sua grande passione. Il ritratto che viene fuori da questa buona autobiografia è quello di una persona fortemente determinata, intenzionata a ogni costo ad essere il migliore pur non avendo nessuna straordinarietà nei comportamenti e negli atteggiamenti. L’autore infatti tiene a rimarcare il suo essere cresciuto a pane e calcio, con gli affetti (il padre, ex calciatore, e la moglie Liesbeth saranno determinanti) e le amicizie giuste (su tutte quella con John van’t Schip, ex compagno di squadra), rivendicando un modo di essere da anti-divo, sostenendo, pur senza giudicare chi li pratica, che certi comportamenti lo avrebbero distratto dall’obiettivo principale: diventare il numero uno. Un’opera autentica, narrata da chi l’ha realmente vissuta, con trasporto e sentimento.



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