Frieda

Frieda

Hannover, fine Ottocento. La potente e ricca famiglia von Tilly, industriali ben introdotti negli ambienti che contano, saluta il nuovo erede Joachim. Il giovane conte cresce circondato da benessere e agi ma nulla lenisce la sua solitudine, aggravata dalle frequenti assenze dei genitori. Un’infanzia ricca ma malinconica la sua, che termina in un’adolescenza ugualmente solitaria a causa dei problemi di salute. Una grave affezione polmonare lo costringe a frequentare luoghi caldi ed è proprio durante un viaggio terapeutico a Capri che il giovane realizza l’incontro più importante della sua vita: Frieda. Non una canonica bellezza ma un potere seduttivo impressionante, che rapisce l’inesperto ragazzo. La donna, già sposata e con un figlio, preferisce concedersi al più mondano Gustav, compagno di viaggio di Joachim. Ci sono però altri piani da rispettare per i due viaggiatori, che partono alla volta dell’opulenta e spensierata Vienna. Qui Joachim studia per diventare ingegnere, per potersi mettere a servizio delle fabbriche di famiglia. Quando il padre ormai anziano muore, il giovane uomo comincia a sentire sulle spalle il peso della malinconia e del fallimento, gli studi non sono ancora terminati ma qualcuno deve prendere le redini dell’azienda di famiglia, mentre la competizione con il cognato si fa sempre più palese. Intorno a lui, intanto, il mondo cambia, e la sua giovinezza infelice ma ovattata termina in una Germania prima dura poi spezzata dalla Grande Guerra nello spirito e nelle risorse...

È lo stesso autore, in coda al libro, a definire il suo Joachim un “uomo senza qualità”: senza scomodare la complessità di Musil, il più prosaico Zeno Cosini ben si presta a un parallelo col personaggio di Palomar. A completare il quadro, si potrebbe anche aggiungere un pizzico dello straniamento di Camus. Nel romanzo, scritto in prima persona, il protagonista descrive le tappe e gli incontri salienti della sua esistenza con un approccio fortemente intimista: incline all’autocritica e alla messa in discussione di sé stesso, in questo rimestare di pensieri Joachim non trova la forza di agire – o almeno reagire – ma piuttosto rimane invischiato, bloccato. Le scelte importanti della vita, alcune delle quali anche drastiche come l’esilio in Argentina, sono più dettate da un lasciarsi trasportare che da un reale intento di prendere in mano la propria vita. Intorno a lui, lo scenario dell’Europa a cavallo tra il fasto di fine Ottocento e il progressivo decadimento fino allo sfacelo della prima metà del XX secolo, con le due Guerre, la sconfitta della Germania, le durezze del Nazismo. In questo quadro complesso s’inserisce la schiera di donne, dalle prostitute della gioventù a Frieda alla moglie alla madre, con le quali il protagonista si rapporta senza instaurare mai una relazione veramente profonda. Una scrittura intensa, molto personale che con misura tira dentro anche il lettore nelle elucubrazioni di Joachim, su uno sfondo di perenne e malinconica nostalgia di quel che è stato o sarebbe potuto essere.



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