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Fronte di scavo

Fronte di scavo

Il 14 agosto del 1962 il traforo del Monte Bianco entra nella storia. Gli operai delle due imprese concessionarie che hanno effettuato gli scavi abbattono l’ultimo diaframma di roccia e si incontrano nel ventre della Regina Bianca. Gli italiani e i francesi ce l’hanno fatta. Courmayeur e Chamonix, già collegate attraverso la funivia dei ghiacciai, sospesa a 3.800 metri d’altezza, si stringono la mano anche sotto la grande montagna. Tutto ha inizio nel ’46, alla fine della Seconda guerra mondiale, quando l’ingegner Dino Lora Totino, il Conte di Cervinia (titolo attribuitogli dal Duce per aver progettato la funivia tra Breuil e Plateau Rosà), inizia a scavare senza permessi, aprendo l’imbocco del tunnel lungo il confine di Stato. Il ruolo di responsabile dell’andamento planimetrico e altimetrico dei lavori viene affidato al geometra Pietro Alaria. Sarà lui che con il teodolite salirà sulle cime del massiccio del Bianco per fissare punti e tracciare triangolazioni. Nel cantiere, allestito all’imbocco del tunnel, ci sono alloggi e mense. Qui lavorano circa quattrocento operai divisi in turni (minatori, fabbri, carpentieri), che sotto la direzione degli ingegneri Roversi ed Ettore scavano i 5.800 metri di montagna di parte italiana, lottando contro una roccia che appare malvagia, sopportando crolli, ritardi ed imprevisti, perfino tre valanghe. Per Ettore, esperto di gallerie, è l’occasione della vita. Durante la permanenza al cantiere stringe rapporti di lavoro e di amicizia con Hervé, il capocantiere, conosce Nina, la cameriera della mensa (di cui si innamora) e il figlio Arturo, diventa un camminatore e scopre la forza della montagna. Conosce perfino un rabeilleur, Samiel, a cui chiede aiuto in più occasioni...

Fronte di scavo, l’ultimo lavoro di Sara Loffredi, è un’interessante e documentata ricostruzione della realizzazione del traforo del Monte Bianco, dalla cui piacevole lettura si apprendono notizie storiche e dati tecnici (nella nota di apertura del libro l’autrice cita quattro testi fondamentali per la stesura del libro). Non solo. È un romanzo, frutto di invenzione letteraria, che ruota attorno al personaggio di Ettore, il protagonista, un ingegnere esperto nella costruzione di gallerie, chiamato da Roversi, amico del padre, a far parte della squadra di lavoro per l’esecuzione del progetto. I personaggi di fantasia interagiscono con due uomini realmente esistiti, il geometra Pietro Alaria e l’industriale Dino Lora Totino, che l’autrice ha inserito nel romanzo “come presenze reali, tentando di ricostruire narrativamente alcuni episodi di cui sono stati protagonisti” (così si legge nella nota). Ettore accetta la proposta di Roversi, sistemandosi in uno degli alloggi del cantiere riservati alla dirigenza. Vuole entrare nella storia e far parte di coloro che violentano la Regina Bianca, tanto antica, eppure tanto viva, per un bene più grande. Le mine profanano la montagna, sventrando le rocce al suo interno, e la Regina versa le sue lacrime con ripetute fuoriuscite d’acqua dalle pareti rocciose, alcune di dimensioni tali da rendere quasi impossibile la prosecuzione dei lavori. Per Ettore lo scavo non sarà solo un’opera ingegneristica, ma l’occasione di perforare la sua montagna interiore, rivivere e affrontare il passato, tentare di ritrovare il rapporto con il fratello Giovanni, rinchiuso, dopo la morte del padre, in un silenzio impenetrabile e costretto su una sedia a rotelle in un centro per malattie mentali. Con Nina respira di nuovo il profumo dell’amore, quello stesso profumo che lo avvolgeva da piccolo quando c’era Giulia (una che andava con tutti, dicevano in paese, poi morta di parto, dando alla luce il terzo figlio). Nina è il terzo occhio di Ettore, una donna che gli consente di iniziare a vedere il mondo in modo diverso, un contrappeso alla sua natura, un altro pezzo del suo cammino. Anche Samiel, lo stregone guaritore, custode di una sapienza che mette a disposizione degli altri, massaggiandoli con mani possenti, fornisce ad Ettore un contributo prezioso nella ricerca di sé. L’insieme di questi fattori consente al protagonista di raggiungere la comprensione e trovare la risoluzione dei problemi interiori. Questa lettura fa capire che ognuno, dentro di sé, ha il proprio massiccio, di granito e ghiaccio. Si tratta solo di trovare il passo per affrontarlo, di capire come attraversare la montagna che svetta nella nostra anima.