Giorgiana Masi - Indagine su un mistero italiano

Giorgiana Masi - Indagine su un mistero italiano

Il 12 Maggio 1977, nell’anniversario della vittoria referendaria sul divorzio, Marco Pannella, leader del Partito Radicale, alle quattro del pomeriggio fa un lungo discorso in Parlamento annunciando che quel pomeriggio stesso i radicali avrebbero sfidato i divieti imposti dall’allora Ministro dell’Interno, Francesco Cossiga, manifestando con una raccolta firme, pacifica, a Piazza Navona per celebrare il “referendum contro il regime”. È una manifestazione non autorizzata perché da settimane l’Italia tutta è percorsa dalla paura degli attentati terroristici che già avevano portato parecchie morti e feriti. La piazza è militarizzata, blindata dalla polizia: i presenti non possono che protestare con altrettanta veemenza di fronte a quella che sentono come una violazione dei loro diritti. La tensione cresce alle stelle, gli scontri presto da verbali diventano fisici: ci sono scambi di cortesie che vedono spesso i cittadini malmenati dalla polizia: gli stessi parlamentari radicali che si oppongono a quest’atto di forza finiscono sotto il manganello inflessibile delle forze dell’ordine. Nel suo discorso Pannella denuncia lo Stato violento, chiedendo al Questore di Roma ed allo stesso Ministro Cossiga, di abbassare i toni, di permettere la manifestazione, perché poteva scapparci il morto e quelli che ne avrebbero celebrato le esequie sarebbero stati proprio i mandanti. Alle 20, quando oramai tutto stava finendo, Giorgiana Masi, una studentessa romana di 19 anni, muore colpita da un proiettile scoccato alle sue spalle: e dietro di lei c’è solo la polizia...

Come con le costruzioni dei Lego, Concetto Vecchio con un’indagine precisa e meticolosa smonta pezzo pezzo il “Caso Giorgiana Masi”, lavorando su tre piani: il fatto (cosa succede), il contesto (perché succede) e la politica (come si interroga lo Stato italiano dopo quella ennesima morte). È una morte che non ha avuto giustizia e ancora oggi ci si chiede come sia stato possibile costruire questo mistero, per la polizia, per il movimento studentesco e per la politica stessa. Ancora oggi ci si chiede chi ci fosse davvero in quella folla sul ponte Garibaldi, quanti e quali fossero gli infiltrati delle frange armante del disordine (terroristi) e dell’ordine (forza della polizia). Ancora oggi ci si chiede e si cerca la mano che ha fatto partire il colpo e soprattutto per quale motivo. Concetto Vecchio cerca di mettere in fila le responsabilità morali che sono dietro ad un omicidio che poteva essere evitato, che non ha visto nessun condannato ma per il quale sono tutti colpevoli: da Francesco Cossiga che non ha mai davvero spiegato la dinamica dei fatti; a Pannella che ha la responsabilità anche politica di aver forzato i blocchi provocando anche il ferimento di un agente di polizia. Vecchio passa al vaglio la storia ed i personaggi controversi degli anni ’70, ricostruendo una storia che soltanto fra qualche decennio potremo forse dire di cominciare a capire: sono anni di misteri, di scontri politici ed inciuci sotto banco (lo stesso Cossiga sarà eletto Presidente della Repubblica dopo aver mal gestito gli ‘anni di piombo’ – nel ’78 ci sarà l’omicidio di Aldo Moro che lo porterà alle dimissioni – con il consenso unanime di tutti i partiti, compreso il PCI). Il libro merita di essere letto ed analizzato in ogni sua pagina, per la cura dei dettagli, per averci ricordato che l’ultima cosa da fare è dimenticare.



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