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Giorni e notti fatti di piccole cose

Giorni e notti fatti di piccole cose

Madras, agosto 2010. L’afa umida e pesante avvolge i corpi e offusca le menti: “Agli arrivi c’è una massa di famiglie e autisti d’hotel, bouquet avvolti nella plastica e cartelli di benvenuto. È l’una di notte passata”. Ad attendere Grace, dopo un lungo volo dagli Stati Uniti e oltre quattro ore d’auto da Madras a Pondicherry, il corpo da cremare di sua madre e i racconti di sua zia, Kavitha Raman, pronta a dischiudere, ricordo dopo ricordo, tra un sorso di whisky e un tiro di canna, un passato in buona parte oscuro. Quelle che finora erano supposizioni si trasformano in verità inaspettate: le sparizioni settimanali, costanti e puntuali, della madre ora defunta, trovano improvvisamente una spiegazione. Grace, ormai sicura del fallimento del suo matrimonio americano con Blake, scopre così che questa madre morta di recente le ha lasciato in eredità, oltre a una casa e un terreno, anche una sorella affetta dalla sindrome di Down. Naso schiacciato, due occhi a mandorla perfetti, e orecchie minuscole: Lucia indossa un kurta color pesca e sorride a Grace e alla loro nuova vita insieme, da sorelle sconosciute, in una “grande casa rosa con le persiane azzurre, verande e un terreno di quattro ettari affacciati sul mare”...

Dallo sfolgorio della vita americana alla miseria e violenza che incorniciano il ritmo delle calde giornate indiane. Quello di Grace è un viaggio alla ricerca delle radici estirpate, che si srotola sotto forma di flashback attraverso tre continenti. Un’infanzia indiana tra Madras e Kodaikanal, scandita dal rapporto altalenante tra una madre che spariva misteriosamente e un papi italiano di nascita e temperamento, irascibile tra il caos di Madras e gioviale e rilassato nella tranquillità di Kodai. Una gioventù americana, fatta di una “solitudine grande, taglia unica”, che spinge Grace ad aggrapparsi a qualsiasi cosa gli dia un minimo sicurezza, incluso Blake. La nuova vita da adulta in un’India ritrovata, che si stratifica tra l’accettazione del passato e il tentativo di ricostruire un presente al femminile, in una casa senza uomini, condivisa solo con Lucia. La ricerca della verità in Italia, sulle orme di un padre enigmatico, tra i canali di una Venezia immancabilmente popolata da coppie in luna di miele. Tishani Doshi oltre che scrittrice è ballerina e poetessa e la sua penna eredita da queste arti una buona dose di agilità e leggiadria, infondendola in un racconto che scorre leggero e piacevole. Nata da madre gallese e padre indiano, è anche un incontro di culture, e proprio il tema delle famiglie multi-culturali domina le pagine del romanzo, insieme a molti altri. Quello della sindrome di Down, per esempio, che Tishani Doshi vive in prima persona nella sua famiglia, quello della solitudine e della ricerca di inclusione, quello delle convenzioni imposte dalla società, come il matrimonio e la maternità a tutti i costi. E infine, non mancano riferimenti alla tematica dell’animalismo, impersonata dal ruolo tutt’altro che marginale dei tanti cani di Lucia e Grace nella storia. Un romanzo di grandissima attualità, in grado di affrontare con sentimento e umanità, ma senza sfociare in un inutile perbenismo, questioni cardine della società moderna.