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Glam City

Glam City
Gerry Garozzo è un ragazzo fortunato, nato con un grande talento: sa cantare, ballare ed essere un trasformista capace di intrattenere il pubblico. Gerry Garozzo, però, è anche un ragazzo sfortunato: nella Catania degli anni Settanta c’è poco spazio per quelli come lui, né maschi né femmine, perché “nascere femminiello a Catania è una disgrazia”. E mentre Londra brucia per l’esplosione del glam rock, per la luccicosa popolarità raggiunta in breve tempo da Marc Bolan, leader dei T. Rex, e da David Bowie, Garozzo decide di portare altrove la propria voglia di trasgressione: lontano dalla città dove nessuno sembra capire e apprezzare, dove ogni cosa è sempre uguale a se stessa, statica, noiosa, ammuffita, dove anche con amici e compagni non si fanno rivoluzioni a suon di zeppe. Ma Milano, che vista da lontano è solo oro sfavillante, da vicino si rivelerà fatta di freddo metallo senza poesia: la città dove i sogni si infrangono, trasformandosi in squallide realtà di droga e prostituzione…
Il glam è morto, viva il glam: in alto i lustrini e le paillettes, avanti con trucco pesante e boa di struzzo. Domenico Trischitta, scrittore, giornalista e drammaturgo siciliano, prova a scrivere un atipico romanzo di formazione in salsa glam rock: in cui il protagonista principale, Gerry Garozzo, cerca la propria maturità artistica e personale nell’asfittica Catania degli anni Settanta e poi a Milano, lontano dalla borghesia benpensante e forse più vicino alla mitica e libertina Londra. Prova, ma non riesce appieno nell’intento con il romanzo breve Glam City: per la frammentarietà della narrazione, in cui l’intervallarsi delle voci e delle storie sembra casuale; per l’eccessiva semplicità del linguaggio, che racconta un mondo senza soffermarcisi abbastanza; e infine per la (forse voluta) meramente epidermica descrizione dei personaggi e dei loro caratteri, che scorrono frettolosamente davanti al lettore come in uno zootropio d’altri tempi. Mentre nell’aria si rincorrono speranze, note e aspirazioni bruciate.