Gli affamati e i sazi

Gli affamati e i sazi
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Prossimo futuro. Il più grande campo profughi del mondo si trova in Africa, un pochino sotto il deserto del Sahara. Si tratta di un lager sterminato più sicuro di altri posti grazie alle Nazioni Unite, più di due milioni di abitanti vi sopravvivono di espedienti scordandosi di avere un futuro. Il migrante 24enne si trova lì già da un anno e mezzo e vorrebbe andarsene, ma non è facile: sono necessari abbastanza denaro (che circola ma è quasi impossibile mettere da parte), specifici mezzi (intanto le scarpe le ha comprate nuove), un passatore di prima classe (che costa tanto e garantirebbe la partenza ma non l’arrivo da qualche buona parte). Pensa speranzoso: “se avessi camminato ogni giorno per dieci chilometri adesso sarei cinquemila chilometri lontano da qui”. Sa che da solo non potrebbe farcela, né per restare né per fuggire. Intanto a Berlino un sottosegretario omosessuale 35enne della CSU fa apprendistato col solido cauto ministro dell’interno Leubl; fortunatamente è passato tempo da quando la Germania ha aperto le sue porte, non c’è più Merkel, “quella cretina ha fatto entrare i migranti nel paese”, ora basta. La pausa estiva è imminente, la campagna elettorale già iniziata, Tommy è andato a vivere da lui e la convivenza è goduriosa seppur invadente. In televisione va fortissimo la trasmissione della bellissima Nadeche Hackenbusch (limousine, grandi alberghi, assistenti personali), la seconda stagione di un “Angelo tra i poveri”. L’emittente MyTV sta facendo tanti soldi e pensa a uno speciale in sei puntate visitando proprio l’immenso distante campo profughi. È perplessa pure la sua giornalista al seguito, Astid von Roëll, cronista di Evangeline. Eppure l’avventura comincia e succederà di tutto e di più. Il migrante (chiamato Lionel, chissà perché) viene assunto sul posto, si lega a Nadeche, parte per l’Europa una carovana di oltre duecentomila persone, come si potrà riuscire a fermarli?

Bellissimo anche il secondo romanzo del giornalista e ghostwriter Timur Vermes (Norimberga, 1967), in terza varia sui vari protagonisti, intervallata dagli articoli di informazione che ogni tanto narrano i fatti dal di dentro. Il precedente libro raccontava dell'inspiegabile risveglio di Adolf Hitler nella Germania del 2011, Lui è tornato. Questo descrive con ironia, arguzia e competenza sia il nostro mondo opulento (con particolare dovizia di accurati particolari per la politica e l’informazione) sia il contiguo mondo disperato delle popolazioni povere (in disincantata estrema fuga da guerre, clima e miseria); ovvero i sazi (Satten) e gli affamati (Hungrigen), da cui il titolo. Le barriere che li separano (oltre agli ottomila chilometri), l’inevitabilità dei contatti, dei conflitti interni e verso l’esterno, del meticciato, attraverso un lungo viaggio attraverso Egitto, Mar Rosso, Giordania, Iraq, Turchia, Ungheria, Serbia, Austria. Si tratta di un testo corposo, oltre cinquecento pagine fitte; ognuno dei circa sessanta capitoli contiene sguardi acuminati sul fenomeno migratorio contemporaneo, geograficamente strutturale e asimettrico nei punti di vista. Lungo le pagine incontriamo una trentina di personalità della vita tedesca, da Campino (Andreas Frege dei Toten) a Udo Jürgens (che venne a Sanremo), presentati con sagacia e inseriti in un “glossario” finale che evidenzia il riuscito obiettivo di mostrare la nostra fragile onnipotenza: tic, vip, disturbi, ambizioni, gelosie, affetti che si manifestano in consumi sconosciuti a parte ampia degli oltre sette miliardi e mezzo di conviventi sul pianeta. Nel campo si beve tanta birra, i tedeschi sanno brindare a Natale con una cuvée della Puglia, i due maschi innamorati si chiariscono col rosso Barolo.



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