Gli altri

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Al centro di un sobborgo a ridosso della tangenziale si trova il Roseto, un’oasi più che un condominio. Pulito, ben tenuto e abitato da inquilini che non si limitano a condividere gli spazi comuni, ma partecipano gli uni delle vite degli altri. L’edificio di quattro piani è una costruzione degli anni Cinquanta, circondata da un rigoglioso giardino, arredato con panchine in ferro battuto e al centro un grande abete, all’ombra del quale la piccola comunità di condomini si riunisce in cerca di frescura. La serenità apparente nella comunità del Roseto è come la superficie di un lago ghiacciato alla fine dell’inverno. Lo strato sottile di ghiaccio si incrina e sotto si agitano le creature lacustri. Libia vive da sola nel suo piccolo bilocale, ha un passato da alcolista e una vita rivelata dai numerosi tatuaggi e molteplici piercing. Anche il Vedovo vive da solo da quando la sua Elena è morta, non interagisce un granché, parla per motti, mastica e sputa tabacco. Maria, la bella maestra elementare, formosa e apprezzata da tutti, soprattutto dagli occhi maschili sempre attenti alle sue scollature, è sposata con Pietro, uomo timido e taciturno, rassegnato e felice nel ruolo di carta da parati. Il Conte, malato di non si sa quale genere di disturbo ossessivo-compulsivo, che controlla contando ogni cosa gli capiti a vista, abita insieme all’anziana madre, che puzza di piscio e non risparmia a nessuno la sua scortesia. Rachele, donna biliosa e Nico, uomo mite e conciliante, sono i genitori di due gemelli indisciplinati e obesi, la cui maleducazione è direttamente proporzionale alle manifestazioni psoriasiche della madre. Marilyn è un giovane travestito che, fuggito da casa e rifiutato dalla madre, ha trovato nel Roseto una famiglia accettabile. Romana è infelicemente sposata con Stevi, un uomo violento e possessivo. E poi ci sono Arina, tredicenne vivace e assennata, e sua madre Olga, una donna rumena con un passato da medico di guerra e un presente da donna delle pulizie, algida e dal cuore indurito non riesce ad apprezzare quella figlia, così amorevole e solare. La morte di Dora, un’anziana inquilina e l’arrivo di una nuova famiglia, riservata e indisponibile alle condivisioni con i condomini, rompe i fragili equilibri del Roseto, fondati sul rigido rispetto delle regole. La “monnezza” si accumula, arrivano i topi, il giardino sfiorisce e una macchia sulla parete si allarga come a segnalare il male che affiora, proprio come le meschinità dei condomini…

Aisha Cerami è nata per raccontare. La fantasia è il suo regno e le parole la sua bacchetta, aprono porte attraverso cui sbirciare cosa c’è o potrebbe esserci un giorno, un po’ più in là. I suoi numerosi racconti brevi, pubblicati per “Il Sole 24 ore”, sono visionari, creano dipendenza, come le stagioni più riuscite di Black Mirror. Figlia d’arte – del famoso scrittore, giornalista e sceneggiatore Vincenzo Cerami e dell’attrice Mimsy Farmer – dopo innumerevoli racconti approda al romanzo e con Gli altri mette in scena le molteplici declinazioni umane dell’intolleranza e della paura dell’altro. Il Roseto in fondo è una rappresentazione degli esseri umani, delle loro fragilità e dei lati oscuri, celati dietro un’apparente radiosità, perché è difficile lasciare trasparire le proprie disfatte. E non a caso la voce più tersa e sincera è quella della piccola Arina. Non ancora adulta, libera dalle resistenze e dalle ansie che l’età aggrava, la ragazzina impersona l’amore onesto, filtrato da ogni individualismo, capace di mettere da parte l’io e le sue istanze, per gioire degli altri, anche se diversi, anche se perdenti e fragili. Il tratto è leggero, vivace, talvolta divertente, talaltra ironico e la lettura non incontra inciampi.



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