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Gli anni di Nettuno sulla Terra

Gli anni di Nettuno sulla Terra

Una donna sale sul tram. Sui suoi folti capelli grigi brillano fiocchi di candida neve. La città ne è ricoperta. Il bel viso della donna è contratto. Prende posto su uno dei sedili; sembra tesa e a ogni fermata si guarda intorno, come se temesse che qualcuno la stia seguendo. I pochi passeggeri a bordo non si curano di lei intenti come sono a leggere e a osservare il paesaggio della città innevata fuori dal finestrino. Un giovane uomo con la barba si siede a fianco alla donna. “Sa dirmi che ore sono?”, domanda la signora. “Le nove”, risponde il giovane. La donna racconta che erano le nove e trenta anche quella sera di vent’anni prima quando nacque suo figlio. Il giovane le ricorda qualcuno e le sembra una persona buona. Il giovane sorride. “Verrebbe con me fino a Tiefenbrunnen?”: il ragazzo risponde che dovrebbe incontrarsi con degli amici, ma acconsente volentieri ad accompagnarla per un tratto di strada. Scendono per cambiare linea e il giovane la segue senza incertezze. Dal cappotto della donna spuntano dei pantaloni del pigiama in cotone. Ai piedi ha delle pantofole di lana cotta… Sono le cinque del mattino e come tutti i giorni, l’uomo si sveglia e va in cucina per preparare il tè. La sera, prima di andare a dormire, Helene ha sistemato ogni cosa. Non appena sente l’acqua andare in ebollizione, l’uomo la versa sulle foglie di tè nella teiera di coccio. Lancia le monete dell’I Ching sul tavolo da lavoro sei volte. Deve parlare con sua moglie. Forse scriverle un biglietto? Ma che senso ha, sua moglie è in quella stessa casa, deve parlarle, le deve spiegare… Sono ormai i suoi ultimi anni e Madame M. si trova all’Hotel Samarcanda dove soggiornò negli anni Trenta non appena trasferita in Francia. Dalla finestra del suo appartamento, può osservare le brulicanti strade di Parigi. Si infila i calzettoni sopra le calze di nailon che avvolgono i suoi polpacci magri. Muovendosi agilmente tra le stanze dell’appartamento, Madame M. riflette sull’arte e sul ruolo dell’artista, dell’artista donna. Quando giovanissima aveva iniziato a frequentare giovani uomini, si era subito resa conto di disprezzare le donne. No, lei ha subito deciso che non sarebbe finita nel “meccanismo obnubilante della procreazione”…

A introdurre i dodici racconti di Anna Ruchat, scrittrice e traduttrice italiana nata a Zurigo, vi sono citazioni in esergo che anticipano il tono e date accompagnate dai relativi fatti di cronaca nera piuttosto che da eventi che sono entrati a far parte dell’immaginario collettivo di una società, di una nazione. L’arco temporale in cui sono calati i racconti va dagli anni Ottanta agli anni Duemila. I dati che permettono di contestualizzare storicamente le narrazioni, tuttavia, sembrano cozzare con il contenuto di queste ultime. Quasi a sottolineare la differenza che intercorre tra la Storia dell’uomo e le storie degli uomini. Tra i nomi che rimarranno negli annali e l’anonimato a cui è destinata la maggior parte delle persone comuni. Ad ogni modo, pur essendo caratterizzate da una marcata eterogeneità per tipi umani, per storie personali e contesti socioculturali, queste brevi storie sono accomunate da un diffuso sentimento di irrequietezza, di profonda malinconia. È possibile avvertire questo sentimento, sorta di leit motiv della raccolta, in particolar modo quando Ruchat affronta il tema della famiglia. La scrittrice infatti, difficilmente declina il tema nei soli termini di calore, di tepore e affetto. Anzi. C’è sempre qualcosa di incrinato nei rapporti, talvolta di ambiguo e irrisolto nelle relazioni. Un ulteriore elemento che funge da collante sono i traumi profondi che spesso impediscono di procedere; il taciuto e il non detto che soffocano i protagonisti la cui mente è quasi sempre rivolta al passato o proiettata verso il futuro. Per quanto sia caratterizzato da uno stile particolarmente riflessivo, il libro ha una prosa scorrevole con dialoghi mai forzati, bensì molto autentici che permettono al lettore di calarsi totalmente nelle atmosfere dei racconti e nelle menti dei suoi protagonisti.