Gli anni invisibili

Gli anni invisibili

Hanno deciso di incontrarsi a Houston, e lì passano la serata a ubriacarsi in vari bar, per ricordare i vecchi tempi e parlare del romanzo che lui sta scrivendo. Sono passati ventun anni dall’ultima volta che si sono visti a quella festa di classe. Quella festa di classe che ha creato un prima e un dopo nella loro adolescenza trascorsa a in Bolivia. Lui sta scrivendo un romanzo su quegli anni, e lei non ha resistito alla voglia di incontrarlo per parlare del libro che si confonde irrimediabilmente col loro passato, infatti lei dice che “tutto ciò che entra a far parte del passato diventa irreale, una menzogna che alcuni condividono”, in altre parole, un romanzo. Che fine ha fatto Ladislao, che era innamorato della prof di inglese? E il Nano, e la Streghetta, e Mario? Lei conosce i dettagli sul loro presente in modo quasi inquietante, mentre lui si è solo preoccupato di liberarsi del peso di quegli anni scrivendoci un libro. Ora che si rincontrano sulla soglia dei quarant’anni si domandano quanto siano stati determinanti quegli anni, per loro due, e per tutti quelli che compaiono nel libro. Che cosa è successo negli ultimi decenni della loro vita? Sembra non avere importanza, sembra che in fondo tutto sia stato deciso in quel periodo, eppure sia lui che lei si ripetono che “nel passato però è impossibile trovare una sola risposta, non c’è una sola chiave per nulla, soltanto inganni e cose che noi continuiamo a conservare lì”...

Rodrigo Hasbún è stato indicato dalla rivista “Granta” come uno dei 22 migliori scrittori di lingua spagnola. Gli anni invisibili è il secondo titolo ad arrivare in Italia dopo Andarsene, sempre pubblicato da SUR. Con questo testo approda a una nuova forma letteraria che si stabilisce a metà tra il memoir e il romanzo: vediamo due adulti, sulla soglia dei quaranta, che ritornano a un passato di vent’anni prima attraverso il romanzo che uno dei due sta scrivendo. Il lettore quindi passa dai pochi chiari episodi della giovinezza trascorsa a Cocha, in Bolivia, a una serata nel presente, in cui vede due adulti che tra i fumi dell’alcol tentano di fare un bilancio del passato. Un passato e una finzione che diventano indistinguibili, o forse è solo il passato che si sfibra fino a diventare una menzogna, mentre la finzione può essere solo buona o cattiva. Nel romanzo si parla di adolescenza, di primi amori, di aborto, delle passioni che animano i giovani, ma a rendere le cose interessanti è il fatto che Hasbún non si concentra sulla giovinezza in sé, quanto piuttosto sulla qualità deterministica di quegli anni. Il libro sembra voler scavare nel passato per trovare una causa del presente, un momento nel quale tutto è cambiato per sempre. Un libro che racchiude un libro, quindi; un romanzo, che al suo interno contiene le sue stesse critiche, Gli anni invisibili è un esercizio letterario molto raffinato che tiene il lettore attaccato al libro fino alla fine, anche grazie a una forza stilistica misurata e penetrante allo stesso tempo.



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