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Gli ansiosi si addormentano contando le apocalissi zombie

Gli ansiosi si addormentano contando le apocalissi zombie

“Una pagina al giorno, quanto basta per accedere a una piccola dose di dopamina”. 2008: a sedici anni Alec inizia a soffrire d’insonnia. Trascurare lo studio e lo stress per le interrogazioni innescano un particolare meccanismo di sveglie sempre più anticipate, fino a passare la notte in bianco. Il supporto paterno, le frasi motivazionali, lo sprone a concentrarsi non sono sufficienti a risolvere il problema. Sarebbe più semplice cambiare scuola, ma non si lascia il prestigioso liceo “Enrico Fermi”. Una fortuna che per gli ansiosi esistano le benzodiazepine. Perché esiste l’ansia? Magari un antenato prudente nel Pleistocene (un certo Gnarf) ha evitato di farsi sbranare da un branco di orsi dando vita a un meccanismo di difesa. Se il cervello trasmette l’impulso dell’ansia, lo fa per proteggerci ed è per questo (il cervello non lo freghi) che le pilloline non servono a curarla. Certo, possono dare sollievo qualche giorno, puoi aumentare la dose da mandare giù, ma poi tutto finisce, non si scampa. È qui che entra in gioco lo psichiatra che riduce gli ansiolitici per passare agli antidepressivi. È un problema di serotonina, in fondo. Come nel gioco The Sims lo scopo è soddisfare i bisogni della famiglia protagonista, anche tenere a bada la depressione ha meccanismi simili: soddisfare “bisogni che a loro volta aiutano la produzione di ormoni e neurotrasmettitori benefici”. Il gioco, in pratica, è servito come preparazione per Alec. A The Sims segue la tabella di “Google Keep”, su cui annotare ogni giorno valori pertinenti a: serotonina, norepinefrina, dopamina, ossitocina ecc. Ma questa consapevolezza non basta a tenere a bada la depressione e le crisi seguitano a farsi vive. E gli amici? Il gruppo de “I SenzaQuore”, le chiacchierate vuote, il sesso: “In realtà è impossibile parlare dell’ansia senza accennare alla sessualità, dato che le due cose si complicano”…

“La depressione è uno dei più gravi e, al contempo, più comuni disturbi mentali, causa di grande sofferenza umana e di enormi costi per la società”. Questa la frase d’apertura sul sito del Ministero della Salute. E prosegue: “Nelle sue manifestazioni estreme, la depressione può portare a condotte suicidarie, a causa delle quali muoiono in Italia circa 4 mila persone ogni anno.”, la depressione colpisce soprattutto le donne. Il romanzo dell’esordiente Alec Bogdanovic segue il racconto della vita del protagonista (anche lui si chiama Alec, la storia è narrata in prima persona come testimonianza diretta) dall’adolescenza all’età adulta. Il protagonista è malato, soffre di ansia, depressione e impotenza, che cerca di gestire coi farmaci e con trucchetti psicologici. Questo suo stato di fragilità mentale e fisica lo porta a sviluppare una percezione del mondo negativa. Tutto è precario e corrotto, i rapporti con la famiglia, gli amici, le donne (più o meno puttane opportuniste), sono difettosi e instabili. Sessismo, misoginia e body shaming sono presenti e l’autore si rivolge direttamente al lettore per rassicurarlo sul fatto che i riferimenti contemporanei non riguardano nessuno in particolare (casomai si rischiassero querele), soprattutto la Recensitric*, che eventualmente leggerà e recensirà il volume e ha l’aspetto di un “blob mutaforma, costituito perlopiù da grassi saturi e giustificatissimo risentimento verso qualsiasi persona abbia avuto la sfortuna di nascere con un pene”. Dunque, chi è l’autore di un romanzo così sopra le righe? La biografia di Bogdanovic riportata nel volume è immaginaria, ma è possibile leggere quella autentica (?) nel suo sito. Nato a Sofia nel 1992, è rimasto orfano in tenera età e si è trasferito a Roma con lo zio materno, funzionario presso l’ambasciata bulgara. Alec ha poi lavorato in ambito editoriale come editor e traduttore. La presentazione del testo è affidata alla pagina Facebook “Persone che pubblicano canzoni impegnate e non ne capiscono il significato”. Tirando le somme questo non è un libro facile da digerire, gli argomenti inseriti nella cornice della depressione sono molteplici, il linguaggio è esplicito e volgare. Le considerazioni di Alec potrebbero divertire, disgustare o offendere mortalmente chi legge. Di sicuro un testo che non passa inosservato.