Gli eletti

La vita di Colter Shaw è una continua avventura, nel senso che ritrovare persone scomparse (perché di questo vive) lo porta spesso, molto spesso, in situazioni da romanzo d’avventura. Per esempio stavolta ci sono due ragazzi da rintracciare, pare che abbiano dato fuoco in perfetto stile KKK alla croce di una chiesa frequentata da neri e per di più sparato al custode per poi scappare a bordo dell’auto di uno dei due. Le ricompense sono addirittura due, una messa a disposizione dei genitori di uno dei ragazzi e una dalla comunità. Colter riesce a rintracciare i due ragazzi, ma sfortunatamente, un attimo prima di metterli in macchina e riportarli a casa, Alan, il più vecchio dei due, precipita dal punto in cui si trovano, morendo. Shaw non si capacita, ha la netta sensazione che Alan non sia scivolato ma che si sia buttato intenzionalmente per suicidarsi alla vista di quattro individui che si avvicinano. Riesce fortunosamente a riportare all’automobile il superstite e lungo la strada la storia che gli viene raccontata è completamente diversa. Non sono stati loro ad incendiare la croce né a sparare per primi, ma vista la mala parata sono fuggiti per raggiungere la sede di Osiride, una Fondazione in cui rifugiarsi che Alan ha già frequentato. Colter, memore dell’espressione che il ragazzo aveva quando si è buttato, decide di approfondire e sotto mentite spoglie - dopo aver raccolto grazie alla sua rete, una serie di inquietanti informazioni su Maestro Eli, il guru della Fondazione - si presenta per un primo approccio, scoprendo che si tratta sostanzialmente di una setta a tutti gli effetti…

Secondo romanzo con un personaggio tutto nuovo agli antipodi di Lincoln Rhyme, che essendo tetraplegico lavora solo con il cervello e le intuizioni: Colter Shaw è un uomo d’azione. Il padre morto da poco, lasciando peraltro un mistero da risolvere, insieme alla moglie ha cresciuto i tre figli abituandoli a praticare tutti gli sport diciamo “da sopravvivenza”: arrampicata, nuoto, trekking estremo. Era convinto che dovessero essere in grado di cavarsela in ogni situazione, ed in effetti Colter dimostra che il padre aveva ragione. L’intelligenza unita alla forza fisica diventa un’arma micidiale che lui utilizza con maestria. I ragazzini sono l’imbocco di una strada che porta il romanzo ad “indagare” in quel mondo allucinante che sono le sette, Deaver lo fa con la consueta abilità ma se ci sofferma a pensare a quel che sta raccontando c’è da farsi accapponare la pelle. Il sedicente Maestro, una figura iconica che purtroppo grazie alle cronache è fin troppo nota, è un manipolatore, uno che finge di essere qualcosa che non è. Si cela dietro un’immagine ammantata di misticismo, raccontando di sé di essere stato testimone diretto quando non protagonista di fatti che rasentano il miracoloso, con l’unico scopo di controllare fino al plagio totale gli sventurati che cadono nella sua rete. Un romanzo che - da quanto ci ha raccontato lo stesso Deaver in un incontro virtuale organizzato da Rizzoli - sebbene scritto prima dell’episodio che ha visto la morte di George Floyd, vuole portare l’attenzione sul problema dell’odio razziale e non che oggettivamente oggi ammorba non solo gli Stati Uniti. Altro tema che ricorre - nel precedente romanzo della serie si parlava di videogiochi – è la necessità sempre più pressante che molte persone hanno di vivere una realtà parallela. Jeffery Deaver compie una svolta forse verso il sociale, ma assolutamente e perfettamente thriller.

 


 

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